Epidemiologia&Prevenzione 2014, 38 (1) gennaio-febbraio

La tabacchicoltura in Italia riceve più fondi del controllo del tabagismo

Gianrocco Martino, Giuseppe Gorini, Ferruccio Aquilini, Lucia Miligi, Elisabetta Chellini

Nell’Unione europea vengono prodotte quasi 300.000 tonnellate di tabacco greggio all’anno e la produzione comunitaria rappresenta il 4% di quella mondiale. In Italia si attesta sulle 90.000 tonnellate/anno e si concentra nelle regioni Veneto, Toscana, Umbria e Campania. Se negli anni Settanta l’Organizzazione comune di mercato relativa al tabacco prevedeva un sostegno praticamente illimitato per le produzioni tabacchicole comunitarie, le cose sono profondamente cambiate nel tempo fino all’ultimo Regolamento CE n.864/2004, che ha portato progressivamente al dimezzamento dei fondi per la tabacchicoltura, anche se il restante 50% viene comunque trasferito alle regioni produttrici all’interno dei Piani di sviluppo rurale (PSR) come fondi per la riconversione produttiva.
La Convenzione quadro dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) sul controllo del tabacco raccomanda la riconversione di tutte le aree interessate, nonostante non vi sia evidenza scientifica di efficacia di tali misure. La tabacchicoltura di per sé può, inoltre, generare altri problemi di tipo sanitario: l’esposizione da uso intensivo di pesticidi, fertilizzanti e altre sostanze chimiche, rischiose per i lavoratori se non adeguatamente protetti, e lo sviluppo di intossicazione da nicotina per contatto delle foglie con la pelle dei raccoglitori. I pesticidi possono avere proprietà genotossiche, teratogene, immunotossiche, ormonali e cancerogene.
Mentre in Italia le risorse economiche impiegate per incentivi alla produzione e alla ristrutturazione/riconversione della tabacchicoltura sembrano sufficienti, le risorse per il controllo del tabagismo risultano invece inadeguate.


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