Epidemiologia&Prevenzione 2013, 37 (2-3) marzo-giugno

La registrazione su base di popolazione dell’incidenza dell’infarto miocardico acuto in Italia

Alessandro Barchielli, Daniela Balzi

Vengono presentate alcune riflessioni su problematiche generali relative alle modifiche diagnostiche nella rilevazione dell’infarto miocardico acuto (IMA) e le esperienze internazionali e nazionali che hanno comportato l’attivazione di registri dedicati a tale malattia o agli eventi coronarici maggiori in Italia (progetto MONICA, progetto EUROCISS, Registro nazionale degli eventi coronarici maggiori, esperienze locali basate sull’uso di dati sanitari correnti).Questo lavoro non prende invece in considerazione i numerosi registri sviluppati in ambito clinico e l’uso dei dati correnti per valutare qualità ed esiti delle cure prestate ai pazienti con IMA e/o sindromi coronariche acute (SCA). In Italia sono state realizzate diverse esperienze di registrazione dell’incidenza (o dei tassi di attacco, che includono sia i primi eventi sia le recidive) dell’IMA e delle SCA, alcune delle quali ancora attive. Da queste iniziative non è però scaturita una rete stabile di rilevazione che registri con criteri omogenei e confrontabili l’incidenza della patologia, nonostante l’importanza dell’IMA e, più in generale, della patologia coronarica in termini di salute pubblica e di assorbimento di risorse assistenziali. Questo sarebbe particolarmente utile sia per l’elevata mortalità preospedaliera, che continua ad accompagnare questa patologia, sia per le importanti modifiche che si sono verificate negli anni passati e che seguitano a verificarsi sul piano diagnostico-terapeutico. Al momento, un quadro degli andamenti temporali e geografici della patologia coronarica viene fornito solamente dai dati correnti di ricovero e di mortalità, pur con i limiti intrinseci a tali database. La presenza di registri di patologia in grado di assicurare una validazione diagnostica standardizzata e una confrontabilità dei risultati tra le varie aree del Paese, con criteri comuni a livello europeo, potrebbe fornire un contributo utile per una migliore comprensione della dinamica epidemiologica dell’IMA in Italia.

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