Epidemiologia&Prevenzione 2019, 43 (2-3) marzo-giugno

Buone pratiche per la sorveglianza e il controllo dell’antibiotico-resistenza

Maria Luisa Moro, Marta Ciofi Degli Atti, Carmen D'Amore, Giuseppe Diegoli, Silvia Forni, Carlo Gagliotti, Fabrizio Gemmi, Stefania Iannazzo, Viviana Miraglia, Angelo Pan, Annalisa Pantosti, Silvia Pittalis, Vincenzo Puro, Enrico Ricchizzi, Bruno Sarnelli, Carlo Torti, Carla Zotti

L’Italia è uno dei Paesi europei con il più elevato consumo di antibiotici, sia in ambito territoriale sia ospedaliero, e con i più preoccupanti livelli di resistenza agli antibiotici. Nel 2015, è stato finanziato dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) il Progetto “Buone pratiche per la sorveglianza e il controllo dell’antibiotico-resistenza”, con l’obiettivo di favorire azioni integrate a livello nazionale di contrasto all’antibiotico-resistenza (AMR) e promuovere la diffusione delle buone pratiche esistenti.
I principali obiettivi del progetto erano: delineare il quadro delle buone pratiche esistenti a livello nazionale attraverso una revisione della letteratura scientifica; migliorare la sorveglianza attraverso l’individuazione di standard comuni minimi, incluso l’ambito pediatrico, e il consolidamento del sistema nazionale di sorveglianza dell’AMR coordinato dall’Istituto superiore di sanità (ISS); definire strumenti per identificare le priorità di intervento; attuare interventi di implementazione di buone pratiche, con particolare riguardo all’uso appropriato di antibiotici nelle infezioni delle alte vie respiratorie in pediatria di comunità; attuare programmi di informazione/formazione sull’uso prudente di antibiotici in veterinaria.
Hanno partecipato al progetto 7 regioni (Emilia-Romagna con funzione di coordinamento del progetto, Campania, Calabria, Lazio, Lombardia, Piemonte, Toscana) e l’ISS.
Il progetto ha consentito di documentare la scarsa diffusione di esperienze di controllo dell’AMR a livello nazionale (su 277 studi esaminati, solo nel 6,1% dei casi l’obiettivo era la valutazione dell’efficacia di specifici interventi); una significativa variabilità tra regioni sia nel consumo di antibiotici sia nella prevalenza di microrganismi antibioticoresistenti, con diffusione in alcune regioni di numerosi microrganismi responsabili di infezioni “critiche” per il loro potenziale impatto sulla salute; l’efficacia di un intervento multimodale mirato a promuovere l’uso responsabile di antibiotici nei bambini per infezioni frequenti, quali faringotonsillite e otite media acuta (riduzione del 35% del consumo di antibiotici tra il 2010 e il 2017 in Emilia-Romagna e inversione del rapporto amoxicillina/amoxicillina-acido clavulanico); la necessità di individuare nuovi indicatori per monitorare il consumo di antibiotici nelle pediatrie ospedaliere e di un sistema nazionale per segnalare nuovi profili di resistenza; la buona accettazione di programmi formativi indirizzati ai veterinari.ù
In conclusione, il progetto ha contribuito a identificare le aree più critiche e a individuare soluzioni potenzialmente trasferibili a livello nazionale.


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