Epidemiologia&Prevenzione 2020, 44 (4) luglio-agosto

Epidemiology of the new HIV infections in a large university hospital of Southern Italy: the importance of increasing the culture of the HIV screening test in the prevention of late diagnosis

Alessio Facciolà, Alessio Facciolà, Giuseppa Visalli, Grazia Antonuccio, Francesco Fedele, Giuseppe Nunnari, Giovanni Francesco Pellicanò, Isa Picerno, Angela Di Pietro

INTRODUZIONE: il ritardo nella diagnosi dell’infezione da HIV rappresenta un rischio importante di diffusione dell’infezione all’interno della comunità e, allo stesso tempo, una perdita di opportunità per i soggetti infetti di iniziare la terapia antiretrovirale.
OBIETTIVI:
valutare la differenza, nel tempo, tra le diagnosi precoci e tardive dell’infezione da HIV in un grande ospedale universitario del Sud Italia e sottolineare, quindi, l’importanza di diffondere una cultura della prevenzione basata sul miglioramento dell’adesione al test di screening per l’HIV, al fine di ridurre l’incidenza delle diagnosi tardive.
DISEGNO:
studio retrospettivo di tipo trasversale.
SETTING E PARTECIPANTI:
sono stati considerato tutti i test HIV eseguiti nel periodo 2013-2018 dal laboratorio HIV di un grande ospedale universitario di terzo livello della Sicilia. I test sono stati eseguiti su 4 categorie di pazienti: soggetti che si sono recati spontaneamente al laboratorio per sottoposti al test di screening dell’HIV, pazienti ospedalizzati, pazienti esterni in regime ambulatoriale, operatori sanitari.
PRINCIPALI MISURE DI OUTCOME:
numero di test HIV eseguiti e frequenza di diagnosi precoci e tardive di infezione da HIV.
RISULTATI:
nel periodo considerato, sono stati eseguiti in totale 16.290 test HIV e le nuove diagnosi, considerando tutte e quattro le categorie di pazienti, sono state in totale 72 di cui la più alta percentuale (45,8%) nei volontari sani che presentavano valori medi di CD4+ >350/μL (soglia per discriminare tra infezioni precoci e tardive), seguita dai pazienti ospedalizzati (27,8%) e dai pazienti esterni ambulatoriali (26,4%) che presentavano valori <350/μL. Inoltre, dal 2013 al 2018, la positività sierologica nel gruppo dei volontari sani ha mostrato una diminuzione del 12,5% con un incremento parallelo del 18,2% nel gruppo degli ospedalizzati. Nel gruppo dei pazienti ambulatoriali, la positività si è mantenuta alquanto stabile. Per quanto riguarda le abitudini sessuali, nei volontari sani oltre la metà delle nuove diagnosi (55,5%) si sono avute tra gli omosessuali, mentre nel gruppo degli ospedalizzati e degli esterni ambulatoriali la più alta percentuale (83,3%) era eterosessuale.
CONCLUSIONI:
nel presente studio, la maggior parte (45,8%) delle nuove diagnosi di HIV è stata rilevata su volontari sani in una fase più precoce della malattia, ma, sommando le percentuali degli ospedalizzati e degli esterni, risulta che più della metà (54,2%) delle nuove diagnosi si è verificata in una fase più avanzata. Per questo motivo, appare fondamentale sottolineare l’importanza di una diagnosi precoce, raggiungibile solo diffondendo una cultura del test di screening dell’HIV attraverso campagne di educazione sanitaria rivolte a tutta la popolazione e, soprattutto, alla categoria degli eterosessuali, che è stata quella maggiormente interessata dal fenomeno della diagnosi tardiva.







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