Epidemiologia&Prevenzione 2020, 44 (5-6) settembre-dicembre Suppl. 2

Did social isolation during the SARS-CoV-2 epidemic have an impact on the lifestyles of citizens?

Gianluigi Ferrante, Elisa Camussi, Cristiano Piccinelli, Carlo Senore, Paola Armaroli, Andrea Ortale, Francesca Garena, Livia Giordano

OBIETTIVI: studiare l’impatto dell’isolamento sociale, legato all’epidemia da SARS-CoV-2, sugli stili di vita dei cittadini, con particolare riferimento ad attività fisica, consumo di alcol, abitudine al fumo e abitudini alimentari. Investigare, inoltre, l’associazione tra cambiamento degli stili di vita durante la pandemia e caratteristiche sociodemografiche.
DISEGNO:
indagine epidemiologica basata su uno studio trasversale.
SETTING E PARTECIPANTI:
tra il 21 aprile e il 7 giugno 2020 è stato reso disponibile sul web un questionario elettronico per raccogliere informazioni su attività fisica, consumo di alcol, abitudine al fumo e abitudini alimentari durante il periodo di isolamento sociale lgato alla pandemia. Gli intervistati sono stati reclutati attraverso un campionamento non probabilistico a valanga (snowball sampling). Il link al questionario elettronico è stato diffuso attraverso siti web istituzionali, social network (Facebook, Twitter) e sistemi di messaggistica quali WhatsApp, Telegram e SMS. In totale sono state raccolte 10.758 interviste, di cui 7.847 (73%) complete per un set minimo di indicatori (età, genere e area di residenza).
PRINCIPALI MISURE DI OUTCOME:
riduzione dell’attività fisica, aumento del consumo di alcol, aumento del consumo di sigarette, aumento del consumo di cibi non salutari (affettati, carni rosse o dolci) senza aumentare cibi salutari (verdure, legumi o cereali integrali) e, viceversa, aumento del consumo di cibi salutari senza aumentare cibi non salutari.
RISULTATI:
la popolazione sotto studio è costituita da 7.847 persone con un’età media di 48,6 anni (deviazione standard 13,9). Il 71,3% è rappresentato da donne. Il 92,5% degli intervistati ha un titolo di studio di scuola media superiore o universitario. Il 91% dei rispondenti risiede nel Nord Italia. Durante l’isolamento sociale, il 56% dei rispondenti ha dichiarato di aver ridotto il tempo dedicato all’attività fisica. In particolare, ciò è successo nella fascia di popolazione più anziana e in quella residente nelle grandi città. Più del 17% degli intervistati ha aumentato il consumo di alcol, soprattutto gli uomini, le persone più istruite e quelle residenti nei grandi centri urbani, mentre è diminuito nelle persone più anziane e in quelle residenti nel Sud Italia. Tra gli intervistati che fumavano al momento dell’intervista, il 30% ha aumentato il consumo di sigarette nel periodo di isolamento sociale, in media di 5,6 sigarette al giorno. Una piccola quota di ex-fumatori (0,6%) ha ripreso a fumare. Per quel che riguarda le abitudini alimentari, tre intervistati su 10 (29,9%) hanno riportato un aumento del consumo di cibi non salutari senza aumentare quelli salutari. Tale comportamento è stato meno frequente tra gli uomini (adjusted Prevalence Ratio 0,80, p=0,005). Una percentuale più bassa di rispondenti (24,5%) ha, invece, aumentato il consumo di alimenti salutari senza aumentare quelli non salutari.
CONCLUSIONI: i
risultati di questa indagine mostrano che il periodo di isolamento sociale legato all’epidemia da SARS-CoV-2 ha avuto un impatto sui comportamenti dei cittadini. In particolare, si osserva un importante aumento della sedentarietà, un consumo maggiore di alcol e un aumento del consumo sigarette. Un peggioramento delle abitudini alimentari è stato riportato da una consistente proporzione di intervistati, specialmente tra le donne. Di contro, per ciascuno dei fattori di rischio investigati, abbiamo trovato anche piccole percentuali di rispondenti con atteggiamento resiliente, ovvero, capaci di sfruttare il periodo di isolamento sociale per migliorare le proprie abitudini quotidiane. Studiare i cambiamenti degli stili di vita nel corso di una pandemia, individuando le fasce di popolazione maggiormente a rischio di adottare comportamenti sfavorevoli, rappresenta per i decisori politici uno strumento utile a programmare interventi di sanità pubblica mirati ed efficaci.






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