Epidemiologia&Prevenzione 2011, 35 (3-4) maggio-agosto

Cure di fine vita e decisioni mediche: lo studio ITAELD

Guido Miccinesi, Donella Puliti, Eugenio Paci

Obiettivo: descrizione delle opinioni sulle cure di fine vita e delle decisioni mediche con possibile anticipazione del decesso fra imedici Italiani.
Disegno: studio di prevalenza delle opinioni dei medici e delle decisioni mediche di fine vita (relative all’ultimo decesso tra i propri assistiti verificatosi negli ultimi 12 mesi)
Setting e partecipanti: 5 710 medici di medicina generale e un campione casuale di 8 950 medici del SSN di 14 ordini dei medici provinciali nel 2007 sono stati invitati a rispondere a un questionario postale anonimo.
Principali misure di outcome: proporzione di medici che si dichiarano d’accordo/molto d’accordo con 13 affermazioni sulle cure di fine vita. Proporzione di decessi con decisione medica di fine vita.
Risultati: la rispondenza allo studio è stata del 19.2%. La richiesta di non trattamento esercitata dal paziente competente (richiesta attuale) è stata ritenuta vincolante dal 65% dei rispondenti, dal 55% nell’ipotesi di richiesta avanzata attraverso direttive anticipate, dal 39%nel caso di decisione sostitutiva dei familiari. Il 53% dei rispondenti ha affermato di ritenere lecita l’eutanasia attiva volontaria in casi determinati. In un 57.7% dei 1 850 decessi riportati i medici non hanno riferito alcuna decisione medica di fine vita. In un ulteriore 21.0% dei casi nessuna decisione medica di fine vita era possibile, trattandosi di decessi improvvisi e inattesi. Nel rimanente 21.3% dei casi è stata presa una decisione che a giudizio delmedico può avere anticipato il decesso, oppure ha cercato intenzionalmente di anticiparlo. Nello 0.8%dei casi (IC 95% 0.4 -1.6) si è trattato di eutanasia attiva o suicidio assistito, nel 20.5% (IC 95% 18.2 - 23.0) di una decisione di non trattamento. Nel 15.5% di tutti i decessi il paziente era stato sedato profondamente.Dichiararsi d’accordo circa la liceità dell’uso di analgesici oppioidi nel fine vita o circa la vincolatività di una richiesta attuale di non trattamento sono risultati fortemente associati, rispettivamente, all’effettuare decisioni di non trattamento con possibile anticipazione della fine della vita o piuttosto decisioni mediche con l’intenzione di anticipare il decesso (OR aggiustato >10 in entrambi i casi).
Conclusione: le posizioni etiche dei professionisti, in ogni spazio non presidiato da un intervento puntuale del legislatore, appaiono determinanti per le decisioni mediche di fine vita. Pertanto è necessario incrementare la formazione e il confronto tra professionisti su questi temi.

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