Epidemiologia&Prevenzione 2021, 45 (3) maggio-giugno

Cardiovascular and respiratory mortality attributable to coal-fired power plant emissions: a proposal to estimate individual life shortening

Paolo Crosignani, Fabrizio Bianchi, Fabrizio Bianchi, Fabrizio Minichilli

INTRODUZIONE: uno studio precedente a questo ha mostrato un aumento di mortalità cardiorespiratoria in una coorte di esposti alle emissioni di una centrale termoelettrica a carbone rispetto a una coorte di soggetti non esposti, con rischi tra 1,30 e 1,90.
OBIETTIVI: stimare la perdita individuale di vita mediante il confronto della sopravvivenza delle due coorti sopra menzionate.
DISEGNO: la sopravvivenza per cause cardiorespiratorie è stata confrontata tra due coorti di esposti e non esposti con il metodo di Kaplan-Meier. Per esposti e non esposti e per ciascun genere, è stata costruita una coorte fittizia mediante l’insieme di 3 sottocoorti di intervalli decennali di età all’ingresso nella coorte: 55-64 anni, 65-74 anni, 75-84 anni, ciascuna con un follow up di 10 anni. I rischi cumulativi a 10 anni per genere e per esposti e non esposti della classe 55-64 anni sono stati utilizzati come rischi iniziali delle sottocoorti di esposti e non esposti della classe successiva 65-74 anni. Lo stesso procedimento è stato utilizzato per la classe successiva 75-84 anni, utilizzando i rischi cumulativi a 10 anni della classe 65-74 anni. Si sono così ottenute curve di sopravvivenza cumulativa di 30 anni specifiche per genere e per esposizione. La perdita individuale di vita è stata stimata come differenza tra il tempo al decesso di una persona esposta e il tempo successivo in cui la coorte dei non esposti raggiunge il livello di rischio che aveva il soggetto esposto al momento dell’evento. È stata proposta una metodologia per tenere conto delle altre cause di morte.
SETTING E PARTECIPANTI: 144.018 soggetti di età 55-74 anni di ambo i generi appartenenti alla coorte di residenti nei 12 comuni intorno alla centrale a carbone di Vado-Quiliano (Savona) tra il 2001 e il 2013.
PRINCIPALI MISURE DI OUTCOME: accorciamento individuale di vita.
RISULTATI: dopo 5 anni di follow up cumulativo, la perdita individuale di vita per cause cardiorespiratorie varia tra 972 e 1.822 giorni per i maschi e tra 612 e 1.578 giorni per le femmine. Il confronto tra le coorti richiede che queste siano del tutto comparabili, eccetto che per l’esposizione in studio, e che si tenga conto delle altre cause di decesso. Le coorti di esposti e non esposti erano simili per stato socioeconomico. Tenere conto delle altre cause di morte riduce di poco questa stima: circa il 3% per soggetti maschi di 75 anni. La perdita di vita o anticipazione di decesso, secondo la proposta qui elaborata, è calcolabile per ciascun soggetto deceduto per le cause considerate e fornisce un indicatore individuale di danno. Il passaggio tra il confronto tra gruppi e il dato individuale costituisce l’aspetto più problematico di questo approccio.
CONCLUSIONI: un aumento dell’hazard ratio della mortalità è equivalente a un’aumentata perdita di vita tra i soggetti esposti rispetto ai soggetti non esposti. In questo contributo, si propone una metodologia per stimare questo danno come stima individuale di accorciamento della vita. Questo approccio è semplice, non richiede strumenti statistici sofisticati e ci si augura possa venire utilizzato anche in altre situazioni.

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