Epidemiologia&Prevenzione 2021, 45 (3) maggio-giugno

Aggiornamento sull’epidemiologia dell’epatite A in Italia negli ultimi cinque anni. Dati dalla sorveglianza SEIEVA 2015-2019

Annamaria Mele, Luigina Ferrigno, Luisa Romanò, Valeria Alfonsi, Franca D’Angelo, Simonetta Crateri, Maria Elena Tosti, Gruppo di collaborazione SEIEVA

INTRODUZIONE: l’epatite virale di tipo A è una malattia infettiva la cui diffusione a livello globale è variabile e altamente associata allo stato socioeconomico, alle condizioni igieniche e all’accesso all’acqua potabile. In Italia, negli ultimi vent’anni si è registrata una riduzione costante dei casi di malattia con picchi epidemici ricorrenti.
OBIETTIVI: analizzare la situazione epidemiologica dell’epatite A in Italia nel quinquennio 2015-2019.
DISEGNO: studio descrittivo basato sui casi segnalati alla Sistema di sorveglianza nazionale per l’epatite virale acuta (SEIEVA).
SETTING E PARTECIPANTI: casi di epatite A segnalati al SEIEVA negli anni 2015-2019.
PRINCIPALI MISURE DI OUTCOME: incidenza di epatite A, percentuali di casi esposti ai fattori di rischio noti, distribuzione dei casi in base allo stato vaccinale.
RISULTATI: nel complesso del periodo di osservazione, il SEIEVA ha registrato un totale di 4.929 casi di epatite A. La curva epidemica aveva inizialmente un andamento con un basso livello di incidenza interrotto nell’agosto 2016 con l’insorgenza di una vasta epidemia, nel periodo compreso tra agosto 2016 e dicembre 2017, che ha coinvolto un totale di 3.428 casi, soprattutto maschi adulti esposti a rapporti sessuali con persone dello stesso sesso. Da gennaio 2018, l’andamento dei casi è in diminuzione, anche se il livello è rimasto superiore al periodo pre-epidemico. In base all’analisi della curva epidemica, quindi, sono stati identificati tre periodi caratterizzati da andamenti diversi rispetto al numero mensile di casi notificati: gennaio 2015-luglio 2016 (periodo pre-epidemico), agosto 2016-dicembre 2017 (periodo epidemico) e gennaio 2018-dicembre 2019 (periodo post-epidemico). Nell’ultimo periodo di osservazione, i casi segnalati presentano caratteristiche peculiari che li differenziano e li caratterizzano rispetto a quelli notificati nei periodi precedenti: si tratta prevalentemente di ragazzi di età inferiore ai 18 anni (p=0,026), soggetti che hanno viaggiato in Marocco (8,9% vs 15,9%, p<0,001) o che hanno avuto un contatto con un caso itterico (p<0,001). L’analisi multivariata ha confermato una probabilità significativamente maggiore per i casi notificati nel periodo post-epidemico rispetto a quello pre-epidemico, di essere casi secondari o di aver fatto un viaggio in Marocco. Rispetto ai periodi pre-epidemico ed epidemico, è significativamente aumentata la percentuale dei casi che hanno ricevuto una sola dose di vaccino anti-epatite A (p=0,001). Considerando i soli casi secondari osservati nel terzo periodo, la percentuale di vaccinazioni incomplete raggiunge il 31%; in questo gruppo, la distanza mediana tra la somministrazione della dose di vaccino e l’esordio dei sintomi è stata di 11,5 giorni.
CONCLUSIONI: la vaccinazione è di fondamentale importanza per la prevenzione dell’epatite A in tutti i gruppi a rischio, tra cui maschi adulti esposti a rapporti sessuali con persone dello stesso sesso e i viaggiatori verso zone ad alta-media endemia, soprattutto i bambini, così come è fondamentale la tempestività nella vaccinazione dei contatti, cruciale per interrompere le catene di contagio dell’infezione. L’aumento osservato dei casi secondari e il ritardo nella somministrazione delle dosi spingono a una riflessione sulla necessità di una maggiore promozione della vaccinazione, ma mettono anche in luce le criticità nell’organizzazione dei servizi vaccinali, soprattutto nelle aree che hanno segnalato il maggior numero di casi.

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