Epidemiologia&Prevenzione 2018, 42 (1) gennaio-febbraio

Vaccinazione antivaricella: argomenti scientifici per possibili strategie diverse dalle attuali

Alberto Donzelli, Vittorio Demicheli

Il Parlamento italiano ha recentemente reso obbligatorie 10 vaccinazioni, tra cui quella antivaricella. Per questa vaccinazione, l’obbligo parte dalla coorte di nascita del 2017, ma è offerta gratuitamente a soggetti negativi all’anamnesi e non vaccinati in precedenza.
Il presente lavoro analizza lo stato delle conoscenze scientifiche e illustra una serie di argomenti che possono mettere in discussione l’opportunità di questa scelta. In particolare, la pericolosità della malattia è minima tra 1 e 9 anni, ma progressiva con l’età e importante negli anziani: la vaccinazione dei bambini rischia di innalzare l’età dei casi, aggravandone le conseguenze. Il programma adottato comporta anche altri effetti indesiderati e vi sono ancora ampie aree di incertezza sulla durata della protezione, sulla costo-efficacia di una vaccinazione estesa e sui suoi effetti a lungo termine, con riferimento alla riattivazione virale e all’insorgenza di Herpes zoster, che a lungo termine potrebbe risultare aumentata e anticipata.
La vaccinazione antivaricella non rientra tra gli impegni internazionali di eradicazione e poche nazioni europee l’hanno finora inserita nei loro programmi di prevenzione. Una scelta razionale poteva essere mantenere solo l’offerta attiva della vaccinazione negli adolescenti con anamnesi negativa o almeno mantenere questa strategia nelle regioni che non hanno iniziato la vaccinazione di massa, valutando i risultati nel tempo.
Per finire, si elenca una serie di interventi di sanità pubblica di sicura efficacia e convenienza, con enormi margini di miglioramento, ma per i quali l’eventuale obbligatorietà non è mai stata oggetto di discussione.


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