Epidemiologia&Prevenzione 2016, 40 (6) novembre-dicembre

Sulle spinte gentili del nudge: un quadro d’insieme. Più libertà o nuovo paternalismo?

Luca Leone

Alla luce dell’influenza che dagli anni Settanta la psicologia cognitiva e l’economia comportamentale hanno esercitato sullo studio del comportamento umano, mettendo in discussione il paradigma della razionalità degli individui, il nudge si propone come meccanismo dell’architettura delle scelte – intelligente e a basso costo – in grado di influenzare i giudizi e le decisioni dei singoli per promuovere determinati comportamenti, ritenuti desiderabili dallo stesso regolatore. Applicabile in numerosi settori, compreso quello della salute, l’approccio del nudge poggia su ragioni di efficienza e massimizzazione della razionalità economica, sulla volontà di incentivare i comportamenti che consentono di risparmiare tempo e denaro e sulla necessità di soddisfare le richieste che promanano dalle strategie di marketing. Tuttavia, gli interventi di nudging sono stati pensati con riferimento alla nozione di consumatore, escludendo così i valori afferenti all’idea di cittadinanza. Da qui, la promozione di comportamenti ritenuti desiderabili sulla base di valori preidentificati e prestabiliti, senza motivare gli individui a considerare consapevolmente la gamma delle opzioni a disposizione. I profili ambigui legati agli aspetti etico-filosofici del nudge, ai meccanismi psicologici a esso sottesi e ai profili giuridici a esso correlati richiedono un’analisi attenta e critica, affinché il nudge possa inserirsi legittimamente nelle pratiche di policy con un’autorevolezza più solida circa la conoscenza scientifica utilizzata e una credibilità dai tratti più democratici sul piano normativo.

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