Epidemiologia&Prevenzione 2020, 44 (5-6) settembre-dicembre Suppl. 2

Rt or RDt, that is the question!

Maria Teresa Giraudo, Manuele Falcone, Ennio Cadum, Silvia Deandrea, Salvatore Scondotto, Andrea Mattaliano, Carlo Di Pietrantonj, Lucia Bisceglia, Piergiorgio Duca, Cesare Cislaghi

L’articolo confronta due tra gli indici più seguiti nel monitoraggio dei casi dell’epidemia di COVID-19: l’Rt e l’RDt. Il primo è stato diffuso dall’Istituto superiore di sanità e il secondo, più fruibile data la minor difficoltà di calcolo e la disponibilità dei dati, è stato adottato da diverse realtà regionali e locali.

Il razionale dell’indice Rt si richiama a quello dell’indice R0 (indice di riproduzione di base), usato dagli infettivologi come misura di contagiosità di un determinato agente infettivo in una popolazione completamente suscettibile. L’indice RDt, invece, deriva dalle tecniche della time series analysis per l’andamento di una misura di un evento che si sviluppa in funzione del tempo. L’RDt non prende in considerazione il momento del contagio, bensì la data della diagnosi di positività e per questo motivo viene definito “indice di replicazione diagnostica”, in quanto intende descrivere l’intensità dello sviluppo della frequenza di casi riconosciuti come positivi nella popolazione.

Il confronto tra le diverse applicazioni dei metodi e tra l’uso delle diverse tipologie di dati di monitoraggio è stato effettuato limitatamente a quattro aree per cui è stato possibile disporre di dati individuali completi relativi ai mesi di marzo e di aprile. I problemi maggiori nell’utilizzo di Rt, che è basato sulla data di inizio dei sintomi, derivano proprio dalla mancata completezza di questa informazione dovuta sia alla difficoltà nel registrarla sia alla sua assenza nei soggetti asintomatici.
L’andamento generale dell’RDt, per lo meno a un lag intermedio di 6 o 7 giorni, risulta molto simile a quello dell’Rt, come confermato dal valore molto alto dell’indice di correlazione tra i due indici. La correlazione massima tra Rt e RDt viene raggiunta a lag 7 con un valore di R che supera 0.97 (R2=0,944).
I due indici, formalmente distinti, risultano entrambi validi e, pur mostrando aspetti specifici, forniscono fondamentalmente informazioni del tutto simili al decisore di sanità pubblica. La differenza tra i due indici non consiste tanto nel metodo di calcolo, quanto nell’utilizzo di informazioni differenti, appunto l’inizio dei sintomi e l’esito dei tamponi.
Non è, quindi, opportuno formulare un giudizio di preferenza per uno dei due indici, ma solamente invitare a capirne le diverse potenzialità in modo da poter scegliere quello che si ritiene più opportuno rispetto ai fini per il quale lo si voglia utilizzare.



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