Epidemiologia&Prevenzione 2015, 39 (2) marzo-aprile

Gli studi SENTIERI: evidenza scientifica e mancato utilizzo delle informazioni per la prevenzione

Agostino Di Ciaula, Agostino Di Ciaula, Carlo Romagnoli, Carlo Romagnoli, Ruggero Ridolfi

Gli studi del progetto SENTIERI sono stati importanti nel chiarire gli eccessi di rischio (mortalità e morbosità) in prossimità di siti inquinati (SIN). Nonostante alcuni limiti metodologici, sono una forte indicazione alla prevenzione primaria, anche in considerazione di una possibile sottostima del rischio. Gli stessi inquinanti responsabili dei risultati degli studi SENTIERI generano conseguenze (come malattie endocrino-metaboliche, aborti spontanei, malformazioni fetali, autismo, disturbi dello sviluppo neuromotorio) ancora non valutate o non valutabili con gli strumenti attualmente a disposizione. SENTIERI ha illustrato parte del rischio sanitario che interessa circa 6milioni di italiani esposti da decenni a tossici ambientali, generati da impianti regolarmente autorizzati. Le conseguenze documentate (evitabili da anni) sarebbero ancora più ampie se si rivedesse in senso estensivo il concetto di «sito inquinato» utilizzato dal progetto, non pienamente conforme alle indicazioni della European Environment Agency (EEA). È eticamente inaccettabile che si sia perseguito un modello di sanità pubblica basato sull’osservazione dei danni in popolazioni lasciate vivere per decenni in aree a rischio, trascurando completamente valutazioni preventive. I chiari risultati di SENTIERI non hanno generato grande attenzione tra i decisori politici. Il nostro Paese non è attrezzato per attuare misure di prevenzione primaria, obiettivo non perseguibile nel breve-medio termine. Non sono state avviate misure efficaci di bonifica; in alcuni SIN sono stati realizzati ulteriori insediamenti inquinanti, ritardando il ridimensionamento del rischio. Finora la politica sanitaria e ambientale italiana non ha percorso strade efficaci. È urgente avviare percorsi di collaborazione e partecipazione aperti a epidemiologi e medici dell’ambiente per elaborare piani di prevenzione concretamente e rapidamente utili. 

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