Epidemiologia&Prevenzione 2013, 37 (4-5) luglio-ottobre

Focus sulle sigarette elettroniche

Biagio Tinghino, Roberta Pacifici, Alessandra Di Pucchio, Ilaria Palmi, Renata Solimini, Fabrizio Faggiano, Giuseppe Gorini

Gli effetti che la sigaretta elettronica (e-cig) può avere sulla salute non sono ancora stati indagati in modo esaustivo e manca una chiara regolamentazione per la sua produzione e commercializzazione. Vi è la preoccupazione che la sigaretta elettronica diventi per i giovani una porta di accesso alla dipendenza dalla nicotina e quindi dal fumo di sigaretta tradizionale. In Italia, il Ministro della salute ha introdotto il divieto di vendita di e-cig con nicotina prima ai minori di 16, poi ai minori di 18 anni. Fino a quando non saranno disponibili maggiori evidenze scientifiche è importante regolamentare la produzione e la commercializzazione di e-cig, renderle meno appetibili, vietarne la promozione e l’uso in ambienti pubblici chiusi.
L’e-cig sembra comunque essere molto meno pericolosa della sigaretta tradizionale, anche se i pochi studi non sono sufficienti a dimostrare né la loro totale innocuità, né la chiara efficacia terapeutica (nella cessazione del fumo). Occorre ricordare che esiste una porzione ampia di fumatori non in grado di smettere e che e-cig dal contenuto noto, prodotte secondo norme chiare e in laboratori certificati e senza sostanze tossiche potrebbero essere usate per aiutare i forti fumatori a smettere, o quantomeno a ridurre l’abitudine al fumo. La revisione della Direttiva europea sul tabacco (in corso di approvazione) raccomanda di lasciare in libera vendita solo le e-cig con contenuto di nicotina <4 mg/ml (una minoranza esigua di quelle attualmente sul mercato).Obiettivo difficilmente raggiungibile, visto che il profitto maggiore viene proprio dal libero commercio e che le ben più pericolose sigarette di tabacco continuano a essere vendute senza grandi restrizioni.


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