Epidemiologia&Prevenzione 2018, 42 (3-4) maggio-agosto

La presa di decisioni nelle crisi umanitarie: il problema è la politica, non solo l’evidenza

Sandro Colombo, Francesco Checchi

Un’informazione di sanità pubblica accurata, pertinente e tempestiva è essenziale nelle crisi umanitarie: può aiutare a definire necessità e priorità, guidare le decisioni sugli interventi e l’allocazione delle risorse, monitorare le tendenze, valutare l’efficacia della risposta, difendere i diritti umani ed estrarre lezioni che si possano applicare in contesti simili. Questa rassegna mostra, però, come, nonostante la crescente richiesta di dati per giustificare gli investimenti in assistenza umanitaria, l’informazione di sanità pubblica disponibile nelle crisi umanitarie sia, in generale, carente e secondaria a logiche e incentivi di carattere politico, contribuendo così ai ripetuti fallimenti che affliggono l’azione in questi contesti.
L’articolo passa in rassegna le cause culturali, politico/contestuali, metodologiche ed etiche che ostacolano la produzione, la circolazione e l’uso di informazioni per decidere quali interventi sanitari mettere in atto o modificare. Le competenze e i metodi epidemiologici classici sono poco adatti in un contesto umanitario e gli approcci e strumenti che sono stati introdotti richiedono di essere validati e raffinati. C’è bisogno di un maggior numero di “epidemiologi scalzi”, con esperienza sul campo e che sappiano lavorare con demografi, antropologi e sociologi per capire meglio le necessità prioritarie alle quali dare risposta in una crisi. L’evidenza di per sé, però, non è sufficiente: a essere determinante nell’uso o meno dell’informazione per le decisioni sulle risorse e gli interventi umanitari è la volontà politica.


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