Epidemiologia&Prevenzione 2020, 44 (4) luglio-agosto

Iniziare a fumare nelle regioni italiane nel 2014 e Piani Regionali di Prevenzione

Giuseppe Gorini, Lorena Charrier, Franco Cavallo, Patrizia Lemma, Giacomo Lazzeri, Giulia Carreras, Enrico Simoncini, Valentina Minardi, Maria Masocco, Silvano Gallus, Fabrizio Faggiano, Daniela Galeone, Lorenzo Spizzichino, Gruppo di lavoro MADES, Gruppo di coordinamento nazionale dello studio HBSC, Stefania Vasselli

OBIETTIVI: valutare l’abitudine al fumo negli adolescenti per regione dall’indagine Health Behaviour in School-aged Children (HBSC) del 2014 e confrontarla con la presenza nei Piani regionali di prevenzione (PRP) 2014-2018 di progetti scolastici che prevedono interventi di prevenzione dell’iniziazione da fumo.
SETTING E PARTECIPANTI:
il sistema di sorveglianza HBSC ha fornito i dati relativi a 48.000 adolescenti di 11, 13 e 15 anni per l’anno 2014; il Ministero della Salute ha fornito i dati relativi ai progetti con interventi di contrasto al tabagismo e, tra questi, quelli sviluppati in un contesto scolastico nell’ambito dei PRP.
PRINCIPALI MISURE DI OUTCOME:
prevalenza di fumo >1 volta alla settimana (settimanale); proporzione di progetti scolastici sul totale di progetti che prevedono interventi di contrasto al tabagismo.
RISULTATI:
le regioni che registrano valori più elevati di prevalenza di fumo sono Sardegna e Puglia per tutte le fasce di età, Abruzzo per 11enni e 15enni, Basilicata per i 15enni, la Provincia autonoma di Bolzano solo per le 13enni; Liguria per le femmine; Molise, Calabria e Veneto per i maschi.
Le regioni con più alta prevalenza di fumo nel 2014 nelle ragazze di 11 e 13 anni (Sardegna, Puglia, Basilicata, Liguria e Bolzano) si sono impegnate a sviluppare una proporzione maggiore di interventi scolastici di prevenzione del tabagismo nei PRP nel periodo 2014-2018.
CONCLUSIONI:
la prevalenza di fumo negli adolescenti italiani è elevata, soprattutto nei 15enni. Introdurre misure di più ampio spettro raccomandate dall’Organizzazione mondiale di sanità (tassazione più elevata, campagne mediatiche antifumo, pacchetto generico di sigarette) potrebbe lavorare in sinergia con gli interventi scolastici al fine di ridurre l’iniziazione tra gli adolescenti italiani.






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