Epidemiologia&Prevenzione 2016, 40 (1) gennaio-febbraio

Deposizione di idrocarburi policiclici aromatici nell’area a rischio di Milazzo-Valle del Mela a seguito dell’incendio in una raffineria di petrolio

Daniele Grechi, Annibale Biggeri, Annibale Biggeri

Nella notte fra il 26 e il 27 settembre 2014, all’interno della Raffineria di Milazzo (RAM) si è sviluppato un incendio di un intero serbatoio contenente alcune centinaia di migliaia di metri cubi di virgin nafta. Alcuni Sindaci dei comuni contermini all’impianto industriale hanno richiesto alla Società per l’epidemiologia e la prevenzione “Giulio A. Maccacaro” di effettuare un’indagine ambientale per valutare la natura e la pericolosità delle polveri depositate dai fumi.
Nei giorni successivi allo spegnimento delle fiamme è stato fatto un campionamento della polvere depositata in vari contesti urbani nel raggio di alcuni chilometri dalla raffineria, coinvolgendo la popolazione esposta.
L’area a rischio di Milazzo-Valle del Mela comprende diversi insediamenti industriali, fra cui una raffineria e una centrale termica. Una zona con caratteristiche simili è quella di Sarroch (CA), anch’essa sulle coste del Mar Tirreno, dove è in corso una campagna di rilevamento di inquinamento atmosferico che comprende la determinazione di idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e di metalli su campioni di polveri PM10. Dal punto di vista qualitativo, la composizione della miscela di metalli di Sarroch è risultata analoga a quella dei campioni di Milazzo. Invece è risultato evidente il grande eccesso di IPA nelle polveri campionate a Milazzo rispetto a quelle di Sarroch, assolutamente non giustificato dal diverso tipo di modalità di raccolta delle polveri e dal diverso taglio granulometrico (le polveri sedimentate comprendono anche frazioni più grossolane del PM10).
L’indagine condotta sulle polveri raccolte nella zona di Milazzo nei giorni immediatamente successivi all’incendio occorso presso la raffineria ha rilevato una ricaduta di polveri contenenti notevoli quantità di IPA, sostanze pericolose per la salute pubblica. Le maggiori ricadute hanno interessato sia le immediate vicinanze del serbatoio incendiato sia le zone a Ovest e, in misura minore, quelle a Sud dell’impianto, nel raggio di alcuni chilometri. Di conseguenza, la popolazione è risultata esposta a inquinamento atmosferico e, se non sono state adottate opportune cautele, potrebbe avere assunto ulteriori dosi di sostanze pericolose anche per via alimentare.


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