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Epidemiol Prev 2012; 36 (5), settembre-ottobre

Epidemiologia&Prevenzione cover

Le malattie e le morti causate dall’ILVA di Taranto tra le proprie maestranze e nella popolazione che risiede intorno allo stabilimento fanno da padrone in questo numero. Non potrebbe essere altrimenti, dato il clamore che ha suscitato il “caso” e le sue molte sfaccettature. Lo studio retrospettivo di mortalità e di ricoveri ospedalieri nella coorte di popolazione condotto da Mataloni et al. rimarrà un modello per approfondire i problemi esistenti in molti siti a notorio rischio ambientale e sanitario presenti in Italia. I lettori di E&P si aspettano ora la pubblicazione dell’altro studio epidemiologico condotto per conto della magistratura basato sul modello delle serie temporali e...

Le malattie e le morti causate dall’ILVA di Taranto tra le proprie maestranze e nella popolazione che risiede intorno allo stabilimento fanno da padrone in questo numero. Non potrebbe essere altrimenti, dato il clamore che ha suscitato il “caso” e le sue molte sfaccettature. Lo studio retrospettivo di mortalità e di ricoveri ospedalieri nella coorte di popolazione condotto da Mataloni et al. rimarrà un modello per approfondire i problemi esistenti in molti siti a notorio rischio ambientale e sanitario presenti in Italia. I lettori di E&P si aspettano ora la pubblicazione dell’altro studio epidemiologico condotto per conto della magistratura basato sul modello delle serie temporali e che dimostrerebbe effetti deleteri dell’inquinamento dell’era ILVA, al netto di possibili effetti ritardati dell’era ITALSIDER.

Condivido la valutazione espressa nell’editoriale di Paola Michelozzi che nel caso ILVA l’evidenza di un’associazione causale è tale che «non si tratta di prendere decisioni in condizioni di incertezza o di doversi richiamare al principio di precauzione». La Società italiana di medicina del lavoro e igiene industriale ha invece proposto che, nel caso dell’ILVA, le decisioni gestionali debbano attendere un parere da parte di un gruppo di ricerca ad hoc creato dal Consiglio superiore di sanità. E’ una proposta preoccupante: non solo significherebbe un rinvio della attuazione di qualsiasi misura di prevenzione, ma soprattutto creerebbe un caso senza precedenti di subordinazione della magistratura. Il che non toglie ovviamente l’utilità di un dibattito scientifico, al quale E&P contribuisce proprio pubblicando l’articolo di Mataloni et al. su Taranto. Come diceva Giulio Maccacaro, fondatore di questa rivista, l’epidemiologia ha senso se porta alla prevenzione. Se nel mondo odierno, a questo fine, è necessario un effetto catalizzante da parte della magistratura, ben venga. Molto più frustrante è l’epidemiologia che rimane negli scaffali dei politici. Peggio ancora, quella che è stata effettuata con finanziamenti decisi dalla politica strombazzandone il potenziale interesse per la salute umana, ma i cui risultati non vengono utilizzati.

Al di là del caso ILVA, l’editoriale di Michelozzi stimola a ragionare sul nodo esistenziale del rapporto tra ricerca ambientale e politica, rapporto che almeno finora è stato fallimentare, vista la tradizionale difficoltà della politica a percepire le segnalazioni di rischio per la salute nei siti di interesse nazionale inquinati. Rimane da stabilire se alla base di questa incomunicabilità esistenziale ci sia una politica dello struzzo da parte delle autorità competenti, una impotenza della nostra società a opporsi ai reconditi interessi delle industrie inquinatrici, oppure l’incapacità degli epidemiologi di superare un linguaggio che al mondo normale suona criptico. Anche l’editoriale di Marina Davoli e Carlo A. Perucci tratta del problema dell’utilizzo della produzione scientifica in politica sanitaria, esemplificando anche «la distanza nel Servizio sanitario nazionale italiano tra decisioni di politica sanitaria e loro attuazione». La questione dei volumi minimi di attività, al di sotto dei quali non si devono erogare specifici servizi nel SSN, è delicata e comporta problemi di comunicazione con la popolazione, le cui aspettative sulle circostanze di erogazione delle prestazioni talora non coincidono con quelle che sono le modalità di maggiore efficacia ed efficienza.

A questo numero di E&P sono allegati anche 4 importanti supplementi dedicati rispettivamente alla valutazione dello stato di salute nelle aree geotermiche della Toscana, a esperienze di biomonitoraggio umano e animale effettuate in alcune aree inquinate del Paese, e alla valutazione dell’introduzione di alcune tecnologie che potrebbero modificare, e di molto, le modalità di effettuazione dello screening del cervicocarcinoma in Italia. E ultimo, ma non per importanza, viene allegato il volume con gli Atti del 36° Convegno dell’AIE che si terrà a Bari alla fine del mese di ottobre. Buona lettura.

Benedetto Terracini

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