Epidemiologia&Prevenzione 2019, 43 (1) gennaio-febbraio

Una proposta di indicatore per analizzare l’equità nei dati riguardanti la salute delle popolazioni

Cesare Cislaghi

Spesso nelle analisi epidemiologiche l’età viene considerata solo come confondente, essendo già del tutto evidente il suo ruolo di determinante. Di conseguenza, nella maggior parte delle analisi si cerca di aggiustare l’analisi eliminando le differenze di età nelle popolazioni esaminate.
Per diversi fenomeni, però, gli effetti non si manifestano sempre alle stesse età e allora una precocità di accadimento permette di misurare meglio il rischio che non la prevalenza media generale.
L’indicatore qui proposto è definito come età alla quale una determinata proporzione di popolazione assume lo stato analizzato. Esso si applica a variabili dicotomiche ad andamento monotono sia crescente sia decrescente e, rispetto ad altri indicatori, può mettere meglio in evidenza le situazioni di rischio a cui sono esposte le popolazioni esaminate.
L’applicazione di questo indicatore ai dati sulla salute derivati dall’indagine sulle condizioni di vita Eu-silc di Eurostat qui analizzati permette di sottolineare importanti disuguaglianze tra le popolazioni di aree geografiche e di classi sociali con redditi diversi. Le maggiori differenze si osservano attorno ai 50 anni di età e sono crescenti dal triennio 2007-2009 al triennio 2013-2015.


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