Epidemiologia&Prevenzione 2010, 34 (3) maggio-giugno

L'indagine sulla mortalità in Italia non solo è ancora utile, ma deve essere migliorata

In questo numero

di Benedetto Terracini

Ben venga – 32 anni dopo la riforma sanitaria che proponeva un modello di salute teso a impedire alla gente di ammalarsi piuttosto che a curarla più tardi – il nuovo piano nazionale per la prevenzione (PNP), e ben vengano le quattro novità che lo differenziano da quello precedente. Ma alcune delle critiche sollevate durante la presentazione che ne è stata fatta a Milano il 22 giugno scorso fanno temere che i nostri governanti non abbiano ancora bene afferrato la differenza tra ricerca e intervento, tra prevenzione basata sull'evidenza e principio di precauzione, tra diritto all'informazione e sbracata pubblicità televisiva. Mi auguro che il bel pezzo di Cinzia Tromba nella sezione Attualità (vedi pagina 71) induca gli epidemiologi italiani a porre attenzione alla stesura dei piani regionali per la prevenzione, integrando la loro competenza alla «comunità di pratica per i piani regionali» promessa dalla direttrice del CNESPS.

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