Epidemiologia&Prevenzione 2021, 45 (4) luglio-agosto

Mesoteliomi maligni della pleura da esposizione ambientale ad amianto in Italia

Pietro Gino Barbieri, Roberto Calisti, Claudio Calabresi, Claudio Calabresi, Claudio Calabresi

Cluster di casi di mesotelioma pleurico da esclusiva esposizione ambientale outdoor sono stati osservati anche in Italia e, sulla base della sorveglianza epidemiologica coordinata dal Registro nazionale dei mesoteliomi, la loro frequenza è stata stimata in circa il 4,5%. Studi epidemiologici e valutazioni di alcuni registri regionali di mesoteliomi hanno permesso di evidenziare che la dispersione di fibre di amianto in ambiente outdoor è stata la sola causa accertata di mesoteliomi da parte di stabilimenti del cemento-amianto, della miniera di Balangero, di alcune cave di rocce serpentinose con affioramenti di tremolite negli Appennini meridionali e in Alta Val di Susa; di cave di crisotilo e serpentino in Valmalenco. Inoltre, casi di mesotelioma della pleura sono stati chiaramente causati da inquinamento ambientale da fibre di fluoroedenite a Biancavilla (CT). D’altra parte, registri regionali di mesoteliomi hanno segnalato anche altre circostanze di esposizione ambientale, come nel caso della siderurgia, della cantieristica navale, di impianti chimici, di linee ferroviarie. Tuttavia, queste segnalazioni non hanno trovato conferme sulla base di studi ad hoc e risulta verosimile una disomogeneità di valutazione dei singoli casi. 
Al di fuori degli scenari che sono stati oggetto di studi epidemiologici, la valutazione del ruolo causale dell’esposizione ambientale ad amianto in place nell’insorgenza del mesotelioma pleurico risulta problematica se non si mette in campo uno sforzo di approfondimento delle circostanze dell’eventuale esposizione, di armonizzazione dei criteri di attribuzione utilizzati nei singoli registri regionali, di valutazione analitica dell’impatto di tale esposizione sul rischio di insorgenza del mesotelioma. 

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