Epidemiologia&Prevenzione 2020, 44 (5-6) settembre-dicembre

Cambiamento climatico, inquinamento atmosferico e aumento delle allergie respiratorie: solo una coincidenza o qualcosa di più?

Luca Pecoraro, Luca Pecoraro, Luca Dalle Carbonare, Lucia De Franceschi, Giorgio Piacentini, Angelo Pietrobelli, Angelo Pietrobelli

È noto che la prevalenza delle allergie respiratorie sia aumentata nel corso del tempo. Allo stesso tempo, il cambiamento climatico è entrato a far parte della nostra quotidianità. Il quesito che ne deriva è se tale “epidemia allergica” sia legata a questo aspetto. Si ipotizza che l’aumento delle allergie respiratorie sia legato principalmente a fattori ambientali e secondariamente allo stile di vita: in primo luogo, il miglioramento delle condizioni sociosanitarie e l’ipotesi dell’igiene a esso collegata; in seconda battuta, il cambiamento dello stile di vita e le molteplici attività antropiche, che hanno causato una alterazione dell’equilibrio normalmente esistente tra suolo, acqua e atmosfera, dando luogo al fenomeno del cambiamento climatico. È stato, infatti, dimostrato che esso può influenzare inizio, durata e intensità della stagione pollinica, nonché l’allergenicità del polline, generando come conseguenza sia un aumento in frequenza e in intensità della sintomatologia allergica in soggetti precedentemente affetti da allergia sia una promozione della sensibilizzazione delle vie aeree agli allergeni presenti nell’atmosfera in soggetti predisposti. Molteplici strategie di mitigazione del cambiamento climatico e di riduzione delle emissioni antropogeniche e, conseguentemente, anche delle allergie respiratorie risultano possibili e concretizzabili sul piano individuale e sociale. Se ne desume che il medico allergologo non può essere lasciato da solo nel gestire la problematica del progressivo aumento delle allergie respiratorie. Il suo ruolo può essere al tempo stesso sia clinico sia di educazione alla riduzione dell’impatto individuale sulle emissioni di CO2 e alla promozione di politiche locali a basso impatto ambientale e che apportino benefici ai pazienti con allergie respiratorie.

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