E&P 2015, 39 (5-6) settembre-dicembre

Riduzione del consumo di carne e delle emissioni di gas serra e benefici per la salute in Italia

Sara Farchi, Enrica Lapucci, Paola Michelozzi

INTRODUZIONE: nei Paesi industrializzati, inclusa l’Italia, il consumo di carne rossa è superiore ai livelli raccomandati. Nell’identificazione di politiche di mitigazione dei cambiamenti climatici che comportino anche benefici per la salute, uno degli ambiti di interesse è quello legato al consumo di carne, in particolare al consumo di carne bovina, a cui è attribuito il maggior contributo in termini di emissioni di gas serra.
OBIETTIVI: obiettivo dello studio è di valutare l’impatto sulla salute in Italia in termini di riduzione della mortalità per alcune cause associate al consumo di carne, ipotizzando scenari di riduzione del consumo di carne bovina e la conseguente riduzione delle emissioni di gas serra.
DISEGNO
: per la stima dei consumi di carne in Italia sono stati utilizzati i dati dell’Indagine nazionale sui consumi alimentari INRAN-SCAI 2005- 2006 e dell’Indagine multiscopo ISTAT 2012 sulle famiglie. I dati di mortalità per tumore del colon retto e infarto derivano dall’Indagine ISTAT su Decessi e Cause di Morte 2012. I rischi attribuibili al consumo di carne bovina (per incremento di 100 grammi/settimana) sono stati desunti da revisioni sistematiche disponibili in letteratura.
Il consumo medio di carne della popolazione italiana nel 2005-2006 era pari a 770 grammi/settimana, con un’evidente eterogeneità geografica e differenze di genere. I consumatori abituali di carne bovina erano stimati pari al 69% della popolazione adulta con un consumo superiore ai 400 grammi tra gli uomini in tutte le aree geografiche, ad eccezione delle regioni del Sud; complessivamente le donne consumavano meno carne bovina, in media 360 grammi a settimana, con un consumo più alto tra le donne del Nord-Ovest (427 g) e più basso tra le donne del Sud (315 g).
A partire da un livello baseline di consumo di carne bovina in Italia desunto dai dati disponibili, relativo alla popolazione adulta, sono stati ipotizzati 4 scenari di riduzioni progressive pari al 20%, 40%, 50% e 70%, rispettivamente. Per ciascuna ripartizione geografica e per genere sono stati stimati il numero di decessi evitabili associati alle riduzioni di consumo ipotizzate. L’emissione di gas serra attribuibile al consumo abituale di carne bovina al 2012 della popolazione adulta è stata stimata in 10 gigagrammi di CO2 equivalenti.
RISULTATI: nel passaggio da scenari di bassa riduzione di consumo (20%) a scenari più virtuosi (riduzione del 70%), la percentuale di casi evitabili varia da 2,1%a 6,5%per il tumore del colon retto e da 1,6%a 5,6%per l’infarto. I guadagni di salute riflettono i livelli di consumo delle varie fasce di popolazione: più alti per gli uomini e per le regioni del Nord-Ovest.
CONCLUSIONI: per l’Italia, scenari di riduzione del consumo di carne bovina tra il 50% e il 70% sono linea con i livelli di assunzione di carne bovina raccomandati e con gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra dell’Unione europea.