Epidemiologia&Prevenzione 2015, 39 (5-6) settembre-dicembre

Pesticidi, alimentazione e salute

Francesco Forastiere, Fabrizio Faggiano

Nelle valutazioni della IARC un ruolo importante hanno gli studi osservazionali sull’uomo. Dato il grande utilizzo di questi prodotti, gli interessi commerciali sottostanti, il fatto che per molti di essi si tratti di un uso che si è protratto per diversi decenni, si poteva ben sperare in una grande mole di studi osservazionali di elevata qualità. Questo purtroppo non si è verificato e il gran numero di “Inadeguato” e “Limitato” nella tabella di valutazione è più il risultato della modesta numerosità degli studi disponibili piuttosto che della presenza di risultati controversi. In sostanza, sono stati condotti pochi studi (sia sui livelli di esposizione sia sugli effetti sanitari) per esposizioni che sono ampiamente diffuse e con potenziali effetti sui lavoratori e sulla popolazione generale. La maggioranza delle indagini è stata condotta in USA e in Canada e quasi nessuna nei Paesi in via di sviluppo dove l’esposizione è stata ed è tuttora molto più alta. L’unico studio prospettico è l’Agricultural Health Study,4 progettato dal National Cancer Institute negli anni Novanta e condotto su circa 57.000 pesticide applicator in alcune aree degli USA ad alta intensità di coltivazioni agricole con una valutazione completa dell’esposizione, ridotta possibilità di recall bias, e con dati completi di follow-up e di incidenza di tumori. Si tratta di uno studio frutto di un investimento rilevante, metodologicamente ben condotto, ma purtroppo unico, con poche possibilità di replica dei risultati. Altri studi (anche italiani) hanno valutato i prodotti antiparassitari come gruppo (organo-fosforici, organo-clorurati, erbicidi) e quindi non hanno fornito dati sulle singole sostanze chimiche. Alcuni studi caso-controllo in USA e Canada hanno condotto una valutazione dell’esposizione molto accurata, ma spesso è stato impossibile analizzare esposizioni multiple o esposizioni rare. Ulteriori difficoltà si sono presentate quando gli studi caso-controllo sono stati condotti nella popolazione generale a causa della rarità delle esposizioni. Un quadro generale molto deludente per l’epidemiologia, segno di investimenti modesti su questi temi, specie in presenza di risultati degli studi animali o sui meccanismi di azione molto convincenti, come del resto ben illustrato dalla valutazione finale.

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