Epidemiologia&Prevenzione 2019, 43 (1) gennaio-febbraio

Incidenza di tumori maligni (1996-2012) in giovani militari italiani inviati in missione all’estero. Analisi preliminare dei dati della Commissione parlamentare di inchiesta su uranio impoverito e vaccini (CUC)

Valerio Gennaro, Valerio Gennaro, Omero Negrisolo, Omero Negrisolo, Loretta Bolgan, Ivan Catalano

INTRODUZIONE: dagli anni 2000, studi epidemiologici condotti dal Ministero della difesa su militari italiani inviati in missione all’estero avevano evidenziato eccessi di mortalità e/o incidenza per linfomi di Hodgkin e una riduzione significativa del complesso dei tumori totali e dell’insieme delle patologie.
OBIETTIVI:
obiettivo di questa analisi è la valutazione di incidenza di tumore e di mortalità complessiva tra i militari italiani inviati in missione (periodo 1996-2012; 3.663 casi). Questa indagine è preliminare a uno studio retrospettivo più completo sui militari affetti da tumore (n. 6.104 casi) diagnosticati nel periodo 1973-2017 e registrati dall’Osservatorio epidemiologico della difesa (OED).
MATERIALI E METODI:
i dati sono stati acquisiti dalla Commissione uranio della Camera (CUC, 2016-2018). Per ragioni statistiche ed epidemiologiche dettate prevalentemente da numerosità, completezza e qualità delle informazioni relative ai malati (o deceduti) e alla popolazione in studio, l’indagine è stata provvisoriamente circoscritta ai soli militari maschi di età compresa tra 20 e 59 anni nel periodo 1996-2012 (3.663 casi con diagnosi di tumore; 60% del totale). I militari appartenenti alle 4 forze armate – Aeronautica, Carabinieri, Esercito e Marina – sono stati rispettivamente suddivisi anche in due gruppi: quelli coinvolti in almeno una missione all’estero (“missionari”: n. 874; 24%) e tutti gli altri (“non missionari”: n. 2.789; 76%). Con il metodo della standardizzazione indiretta dei tassi è stato calcolato il rapporto di incidenza standardizzato per età tra missionari e non missionari (SIRm) e con la popolazione generale italiana utilizzata come riferimento esterno, stimandone anche l’intervallo di confidenza al 90% (IC90%). In modo analogo, è stata indagato il rischio di mortalità complessiva nei missionari.
RISULTATI:
rispetto alla popolazione dei non missionari, l’analisi dell’incidenza dei tumori (TM) per Arma ha individuato eccessi nei missionari dell’Aeronautica (SIRm: 126,7; IC90% 107,9-147,9), Carabinieri (SIRm: 152,8; IC90% 134,0-173,7) ed Esercito (SIRm: 116,2; IC90% 108,1-125,6). Sempre nei missionari, è emerso un eccesso di rischio per specifiche neoplasie: per l’apparato emolinfopoietico nei Carabinieri (SIRm: 150,1; IC90% 106,0-207,1) e nell’Esercito (SIRm: 109,0; 90%IC 93,9-125,9); per linfoma di Hodgkin in Aeronautica (SIRm: 187,7; IC 90% 88,1-352,5), Carabinieri (SIRm: 187,3; IC90% 87,9-351,8) ed Esercito (SIRm: 104,5; IC90% 81,2-132,6); per leucemie nell’Esercito (SIRm: 142,4; IC90% 107,5-185,4). Sono stati osservati anche eccessi di rischio significativi nei missionari per neoplasie a stomaco, testicolo, rene, vescica e tiroide. Nel personale missionario della Marina è, invece, emersa una riduzione del rischio statisticamente significativa per l’insieme dei tumori (SIRm: 61,1; IC90% 51,0-72,6). I missionari hanno presentato una più alta mortalità per l’insieme delle cause.
CONCLUSIONI:
questo studio preliminare conferma la necessità di approfondire l’indagine sullo stato di salute dei militari italiani. In particolare, si dovrebbe indagare il rischio per le patologie, anche non neoplastiche successive al 2012 nei militari con età superiore ai 60 anni (a maggior rischio di incidenza e mortalità non solo per tumore). Dovrebbero essere indagati anche i possibili determinanti ambientali e personali di malattia.





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