Epidemiologia&Prevenzione 2018, 42 (3-4) maggio-agosto

Barriere e facilitatori per l’attività fisica in soggetti sedentari residenti in un quartiere svantaggiato italiano

Niccolò Simonelli, Alessandra Gorini, Monica Giroli, Manuela Amato, Lorenzo Vigo, Elena Tremoli, José Pablo Werba

OBIETTIVI: esplorare quali fattori hanno il significato individuale di barriera o di facilitatore per la pratica di attività fisica (AF) in soggetti sedentari residenti in un quartiere periferico italiano, multietnico e di livello socioeconomico medio-basso.
DISEGNO: qualitativo, fenomenologico descrittivo.
SETTING E PARTECIPANTI: lo studio è stato realizzato a Ponte Lambro, quartiere della periferia Sud-Est milanese. Fra i primi 260 soggetti inclusi in un programma di prevenzione cardiovascolare primaria dedicato a questa comunità (denominato ProSALUTE), sono stati identificati 63 cittadini sedentari. Di essi, 45 sono stati selezionati tramite campionamento propositivo e 24 hanno partecipato allo studio.
PRINCIPALI MISURE DI OUTCOME: • analisi qualitativa dei contenuti di interviste semi-strutturate condotte attraverso colloquio motivazionale; • analisi dei valori personali rilevati tramite carte dei valori.
RISULTATI: i fattori riferiti durante i colloqui sono stati esterni (supporto sociale, ambiente e strumenti) e interni o personali (stato di salute, fiducia in sé e negli effetti benefici dell’azione, aspetti psicologici). Per ognuno di questi fattori, sono state riconosciute barriere o facilitatori a seconda del significato espresso. I valori personali maggiormente scelti (salute, famiglia, piacere, forza e autonomia) hanno avuto buona concordanza con i contenuti espressi nei dialoghi.
CONCLUSIONE: distinte barriere e facilitatori all’AF sono identificabili tra i significati espressi dai sedentari residenti in un contesto svantaggiato. Questi possono rappresentare target di intervento socioambientale o personale per la promozione di uno stile di vita attivo.

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