rubrica
Epidemiol Prev 2018; 42 (1): 81-81
DOI: https://doi.org/10.19191/EP18.1.P081.019

LIBRI E STORIE. Iconografia degli infortuni sul lavoro

Iconography of occupational accidents

  • Franco Carnevale1

  1. Medico del lavoro
Redazione E&P -

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PARLARE CON LE IMMAGINI
Lungo la storia, le immagini sono sempre state di supporto nello studio dei casi di infortunio. I medici utilizzano precocemente nei loro trattati immagini del corpo di lavoratori infortunati o ammalati per cause lavorative in primis a fini illustrativi, poi per influenzare l’opinione pubblica e i governanti in modo che diano avvio a interventi di prevenzione, di assistenza e assicurativi. Famosi – anche per il terrore che emanavano – sono i “musei della sicurezza” di Vienna e Dresda, attivi tra le due guerre mondiali.
Artisti visivi tra Ottocento e Novecento rivisitano le condizioni di lavoro e di vita degli operai con soluzioni ora realistiche, naturalistiche e veristiche, ora simboliche: da una parte si enfatizza la possanza e la dignità dei lavoratori, dall’altra il loro sfruttamento, la fatica richiesta per espletare mansioni pericolose che provocano infortuni mutilanti e mortali.
Tra le due guerre, l’arte in Italia privilegia la capacità del lavoro e dei lavoratori di fare grande e ricco il Paese. Dal secondo dopoguerra, le varie correnti artistiche fiancheggiano l’aspirazione dei lavoratori a un nuovo ordine sociale che garantisca diritti, compresi quelli di non ammalarsi e di non infortunarsi. Dai primi decenni del Novecento, la propaganda contro gli infortuni si fa in fabbrica, con i cartelli ammonitori. Arriva poi a imporsi la fotografia, che prende il posto di disegni e incisioni: nel secondo dopoguerra, il fotogiornalismo assume un ruolo importante per denunciare con immagini realistiche e crude la triste condizione di sicurezza e di salute dei lavoratori.
Negli ultimi anni, comunicazioni multimediali della più svariata natura, dal disegno al fumetto, dall’animazione alle installazioni sulla salute e sulla sicurezza del lavoro, si diffondono in maniera anche eccessiva con un intento che vorrebbe risultare preventivo.
Attraverso stampe d’epoca, vogliamo qui analizzare due episodi esemplari avvenuti in periodi storici in cui i lavoratori non godevano di tutele.

SAMUEL, IL GARZONE MUGNAIO
Il primo caso ci porta nell’Inghilterra della prima metà del Settecento. Il ventiseienne garzone mugnaio Samuel Wood viene portato al St. Thomas Hospital con un braccio staccato fino all’altezza della spalla. Nella stampa (figura 1), il ragazzo viene rappresentato con un’espressione nobile e seriosa; davanti a lui, il braccio: si noti la grande attenzione del disegnatore all’anatomia delle parti molli. Poche righe sintetizzano la dinamica dell’infortunio: una corda legata al polso, incastratasi nella ruota del mulino, trascina e solleva Samuel Woods. Nei giornali dell’epoca si è decantato l’intervento miracoloso del chirurgo, ma eventi fortuiti furono il mancato sanguinamento dell’arteria succlavia e l’assenza d’infezione della ferita. La sopravvivenza del giovane deve aver destato scalpore, poiché l’episodio è stato ripreso in vari trattati, non per denunciare l’elevato rischio infortunistico che affligge i lavoratori, ma per elevare un “inno al destino”. Fino all’epoca della rivoluzione industriale, l’infortunio era un fatto privato del lavoratore; solo successivamente si imporrà una mediazione delle istituzioni tra datori di lavoro e lavoratori.

CAMMILLA, LA FILANDIERA
In una pubblicazione di Ferdinando Zannetti (1801-1881), importante medico e chirurgo del suo tempo, troviamo il caso clinico della filandiera Cammilla Caroli. La litografia (figura 2) è composta da 3 quadri: il primo mostra la trentottenne con i capelli incastrati all’albero di trasmissione della macchina, il cuoio capelluto in parte distaccato; nel secondo l’operaia è di profilo; nel terzo si osserva la parte posteriore. La travagliata storia clinica della sventurata si prolungherà in sei mesi di sofferenze, concludendosi con il decesso. All’epoca, l’assicurazione per gli infortuni non era ancora obbligatoria. Questo tipo di infortunio non rientra più nelle casistiche italiane, mentre si ritrova ancora trattato da chirurghi cinesi e indiani, che ripropongono le stesse storie di infortuni lavorativi successi in passato nei Paesi di più vecchia industrializzazione.

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