rubrica
Epidemiol Prev 2011; 35 (1): 55-56

LE STRADE/OCCAM: uno strumento per chi opera nei servizi di prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro (SPSAL)

OCCAM: a tool for the workpractice of the Units of occupational health, safety and prevention

  • Edoardo Bai1

  • Maria Rita Aiani2

  • Paolo Crosignani1

  1. UO epidemiologia ambientale e Registro tumori, Fondazione IRCCS Istituto dei tumori, Milano
  2. Servizio prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro, ASL Como
Redazione E&P -

Il progetto OCCAM (Occupational Cancer Monitoring) nasce allo scopo di stimare i rischi di tumore di origine professionale al fine di attivare interventi di prevenzione delle neoplasie e di identificare i casi di tumore professionale tramite il riconoscimento medico legale per i superstiti aventi diritto.

Il progetto è descritto in letteratura1-2 e una descrizione completa è disponibile sul sito www.occam.it. In breve, si basa su un disegno di tipo casi-controlli di popolazione in cui i casi incidenti di tumore sono identificati tramite le schede di dimissione ospedaliera (SDO), i controlli sono estratti dagli archivi della popolazione sorgente dei casi (quasi sempre le anagrafi assistiti) e come esposizione viene considerato il ramo di attività economica ove ciascun soggetto ha svolto la propria attività. Le storie professionali sono ottenute mediante collegamento automatico dagli archivi dell’Istituto nazionale previdenza sociale (INPS) che riportano, per ogni anno a partire dal 1974 e per tutti i soggetti che abbiano svolto attività lavorativa in aziende private con almeno un dipendente, la ragione sociale dell’azienda e il ramo di attività economica della stessa. I rischi per tumore degli addetti a ciascun settore sono confrontati con una categoria di «non esposti» costituita dai lavoratori del terziario.

I dati elaborati da OCCAM, suddivisi per provincia e per settore industriale, vengono consegnati ai Servizi territoriali di prevenzione, in Regione Lombardia nell’ambito del progetto Tumori professionali.

I Servizi li utilizzano per valutare le possibili esposizioni lavorative nelle aziende del territorio di loro competenza. Da questi approfondimenti possono nascere interventi preventivi volti a limitare o eliminare l’esposizione a cancerogeni noti, laddove le aziende in questione siano ancora attive.

Allo scopo di illustrare i risultati dell’utilizzo di OCCAM, riportiamo qui il lavoro effettuato dal Servizio di prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro della ASL della provincia di Como sui casi di tumore incidenti negli anni 2001-2004.

Gli effetti di OCCAM a Como

Quello di Como è per certi versi un caso esemplare, nel quale OCCAMha dimostrato la sua utilità non soltanto come strumento per la ricerca di tumori professionali non riconosciuti,ma anche come input di interventi di prevenzione, dando l’avvio a controlli degli ambienti di lavoro nei quali si sono verificati i casi di sospetta patologia professionale.

Caso esemplare,ma non unico, anche se ilmetodo deve scontare qualche ritardo negli accertamenti medico-legali, sia a causa della latenza, sia perché le storie lavorative sono attualmente ottenibili dall’INPS solo ogni due anni. Condizione necessaria per un intervento preventivo è, ovviamente, la presenza attuale delle lavorazioni che espongono a cancerogeni, riscontrata, per esempio, in una fonderia di ottone in provincia di Brescia, dove si era osservato un cluster di tumori polmonari. In caso contrario rimane la valenza legale, come nel caso di una nota industria della gomma, oggi chiusa, che ha dato luogo all’apertura di un procedimento giudiziario.

La ASL di Como, sulla base del data set consegnato da OCCAM, che conteneva tutti i casi incidenti di tumori della provincia per gli anni 2001- 2004, ha scelto di indagare i tumori del laringe, del polmone, della vescica, le leucemie e i linfomi. In tutto sono stati indagati 45 casi, 24 dei quali sono stati ritenuti di origine professionale e denunciati secondo le procedure di legge.

La scelta dei tumori alla vescica era motivata dalla volontà di verificare gli effetti di un importante intervento svolto dalla ASL nel settore tessile negli anni Ottanta. A seguito di ciò era stato siglato un accordo con la confindustria locale per la sostituzione di tutti i coloranti derivati da ammine aromatiche classificate nel gruppo 1 della IARC, in particolare i derivati della benzidina. Il Rischio relativo per tumore alla vescica nei lavoratori tessili in provincia di Como è attualmente 0,83 per i maschi e 0,46 per le femmine, una prova dell’efficacia dell’intervento preventivo.

Il settore della gomma

In provincia di Como il settore gomma è rappresentato a da due grandi aziende, di cui una ancora in attività. Nelle stime OCCAMquesto settore presenta un rischio relativo di 1,63 (con limiti di confidenza 0,83-3,17) per tumore del polmone. La ASL ha deciso perciò di indagare le due aziende citate più sopra, nelle quali OCCAM segnalava la presenza di sei casi di tumore del polmone, cui vanno aggiunti cinque casi di mesotelioma della pleura segnalati dal Centro operativo regionale (COR) Lombardia, che fa capo al Registro nazionale dei mesoteliomi.

Nell’azienda ormai chiusa erano segnalati due casi di tumore polmonare e quattro mesoteliomi. Il riconoscimento di malattia professionale è stato fatto sulla base dei dati di archivio del Servizio prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro (SPSAL) e di un colloquio con i parenti dei deceduti. L’indagine ha avuto come sbocco operativo esclusivamente interventi di medicina legale, che hanno portato al riconoscimento delle malattie e all’apertura di una indagine giudiziaria.

Più interessante il caso della seconda azienda, nella quale erano segnalati quattro tumori polmonari e un mesotelioma. A questi si sono aggiunti altri casi di tumore segnalati dai Rappresentanti del lavoratori per la sicurezza (RLS) che si sono fatti parte attiva dell’indagine, anche nella ricostruzione del ciclo di lavoro e nella valutazione dei rischi lavorativi. Alla fine il cluster così ricostruito era di 14 tumori polmonari e un mesotelioma, tutti occorsi nel periodo 2001-2010. A oggi sono state concluse 12 indagini, per 11 tumori del polmone e per il caso di mesotelioma. Per tutti è stata inoltrata all’INAIL la denuncia di malattia professionale, già riconosciuta per sei casi (gli altri sono ancora in giudicato).

Il processo produttivo prevede calandratura, trafilatura, vulcanizzazione, caricamento delle mescole negli alimentatori. Le sostanze cancerogene generate nel ciclo produttivo sono gli idrocarburi aromatici policiclici e i fumi di vulcanizzazione e di calandratura. In passato, in alcune mescole veniva aggiunto piombo e l’utilizzo dell’amianto è documentato dalle memorie storiche e da bonifiche in ambiente di lavoro, anche attuali (l’ultima nel 2010). La sostituzione dell’amianto nella lavorazione negli ultimi decenni non ha eliminato completamente il rischio. L’amianto è presente ancora in ambiente come coibentante di tubi di adduzione del vapore.

I maggiori problemi sono stati riscontrati alle calandre (120/130 C°), dove le aspirazioni erano realizzate soltanto all’uscita dello steareatore e non sulle calandre dove quindi si sviluppavano fumi provenienti dal riscaldamento della gomma che potevano liberamente invadere il reparto di lavoro; sulle mescole, dove le cappe avevano sezione geometrica e prevalenze inferiori al necessario; alla vulcanizzazione (160°C), durante le fasi di apertura delle autoclavi, perché i fumi, in passato, non venivano aspirati alla fonte (esistevano soltanto ventilatori a soffitto).

A eccezione dell’esposizione ad amianto, nessun intervento radicale, con eliminazione della sostanza cancerogena, si è reso possibile. Si sono però introdotti importanti miglioramenti nel sistema di captazione dei fumi e si è imposto alla azienda la messa in opera di appositi sensori che interrompano le lavorazioni qualora le aspirazioni non siano in funzione. Prima dell’intervento l’utilizzo delle aspirazioni era lasciato alla libera volontà degli operatori, i quali, per comodità o per velocizzare il processo produttivo, spesso non le utilizzavano. Nelle tabulazioni di OCCAM per la ASL di Como era presente anche una linea con un singolo caso di tumore polmonare, che è stato però giudicato meritevole di indagine perché verificatosi in un’azienda che utilizza formaldeide. In effetti, le analisi ambientali effettuate nella ditta hanno dimostrato il superamento dei limiti di esposizione in quattro postazioni, con valori di 0,49, 0,373, 0,479, 0,550 mg/mc, superiori al TLV ceiling che è pari a 0,37 mg/mc. Sono perciò stati prescritte bonifiche ambientali.

OCCAM controlla e previene

In conclusione OCCAMsi è dimostrato utile anche perché ha generato la necessità di verificare costantemente gli ambienti di lavoro: il tumore del polmone ha una lunga latenza e, nonostante gli ambienti lavorativi siano sicuramente differenti dall’epoca in cui è avvenuta l’esposizione, è possibile che importanti sostanze cancerogene vi permangano attualmente.

La presenza di casi di tumore possibilmente correlati all’esposizione ha rafforzato l’azione dello SPSAL che ha potuto imporre interventi di bonifica molto importanti anche se non radicali. Infine, nel caso delle esposizioni ad ammine aromatiche nel settore tessile, OCCAM si è dimostrato strumento utile anche per la verifica, seppure indiretta, dell’efficacia degli interventi messi in opera negli anni precedenti, con la sostituzione dei coloranti derivati da ammine del gruppo 1 IARC.

Bibliografia

  1. Crosignani P, Massari S, Audisio R et al. The Italian surveillance system for occupational cancers: characteristics, initial results, and future prospects. Am J Ind Med 2006;49:791-8
  2. Crosignani P, Audisio R, Amendola P et al. The active search for occupational cancers. Epidemiol Prev 2009;33(Suppl 2): 71-3.