rubrica
Epidemiol Prev 2012; 36 (2): 136-137

La campagna «Liberi dall’amianto»

Campaign «Asbestos free»

  • Edoardo Bai1

  1. Progetto OCCAM (Occupational Cancer monitoring), Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro (ISPESL) e Istituto nazionale per lo studio e la cura dei tumori di Milano
Edoardo Bai -

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Dal 1992, il commercio di asbesto e prodotti che lo contengono è vietato, in Italia, a parte la notevole eccezione degli ofioliti, dette anche pietre verdi, che pur contenendo asbesto vengono ancora cavate e lavorate.

Tuttavia, non ci siamo ancora liberati dal problema. Grazie al fatto che l’Italia è stato il maggior produttore europeo di crisotilo, con la miniera di Balangero, abbiamo utilizzato enormi quantità di amianto e composti, che costituiscono ancora un grave problema sanitario: basti pensare ai casi più eclatanti riportati dalla stampa, che riguardano mesotelimi e tumori polmonari insorti in aziende dove l’amianto friabile è largamente presente nelle coibentazioni. Intendo parlare della Breda, Pirelli, Montefibre, Belleli, Montedison di Mantova, solo per citarne alcune.

Ma composti di amianto, friabile e compatto, sono ovunque anche al di fuori delle aziende, soprattutto come eternit, onnipresente sui tetti delle nostre case. Nessuno sa quanto ce ne sia; basti pensare che le stime sull’eternit variano dai 100 milioni di metri quadri che risultano dai dati dei censimenti pubblici, alle stime di Enti e comitati di varia natura, che arrivano a ipotizzare la presenza di due miliardi e oltre di metri quadri. Mi limito a riportare quella che mi sembra una stima attendibile, proveniente dal CNR di Roma. (Paolo Plescia CNR-IGAG):

  1. cemento-amianti: 24 milioni di tonnellate;   
  2. sterili con amianto (soprattutto pitrischetti utilizzati nelle massicciate delle ferrovie): 20 milioni di tonnellate;   
  3. vinilici (linoleum): 0,5-1 milione di tonnellate;   
  4. amianti friabili: 4,5 milioni di tonnellate.

La domanda, cui dobbiamo ancora dare una risposta, è questa: la presenza ubiquitaria di questi composti rappresenta un pericolo reale per la popolazione oppure le concentrazioni di fibre in aria sono tali da non costituire un elemento reale di preoccupazione?

Come è noto, non è disponibile una risposta certa a questo quesito. I dati raccolti dal ReNaM non sono che indirettamente utilizzabili a questo scopo, ma ci possono, a mio parere, dare una prima idea di quella che può essere l’entità del problema.

Il terzo rapporto ReNaM riporta i casi di mesotelioma per esposizione professionale, familiare, ambientale (intesa come residenza nelle vicinanze di un centro di pericolo), con esposizione improbabile e con esposizione ignota. In questa ultima categoria si contano 540 casi fra i maschi e 479 fra le femmine, pari rispettivamente al 10,8% e al 29% del totale. E’ fra questi casi che va riconosciuta una possibile esposizione ambientale in senso lato, dovuta alla presenza di composti di amianto nei luoghi pubblici e privati che frequentiamo abitualmente. Nulla si può dire di certo, ma è significativo che il mesotelioma, assolutamente preponderante nei maschi, se causato da esposizione professionale, diventa più frequente fra le femmine, se non si conosce la fonte di esposizione.

Per questo motivo, e per la convinzione che l’unico intervento realmente efficace nei confronti di tumori quali mesotelioma e carcinoma polmonare è quello preventivo, Legambiente e ISDE (International Society Doctor for Environment) hanno lanciato una campagna per la bonifica dei tetti in eternit.

L’idea nasce dall’esistenza di ormai numerosi GAS (gruppi di acquisto del solare) organizzati da Legambiente, che sfruttano l’esistenza degli incentivi del cosiddetto “conto energia” per acquistare pannelli solari recuperando gran parte della spesa e ammortizzando l’investimento con la vendita a ENEL dell’energia fotovoltaica. Perché non approfittare di questi incentivi per sostituire alle lastre di eternit pannelli fotovoltaici? Tanto più che in questo caso agli incentivi per il conto energia si sommano quelli previsti per la bonifica del tetto. Gli incentivi sono pari a 253 centesimi per kWh con il conto energia, cui vanno a sommarsi i cinque centesimi per kWh se viene eliminato l’eternit.

Le agevolazioni sono state ridotte dal primo gennaio 2012, ma sono ancora tali da rendere conveniente l’intervento, soprattutto se la superficie da bonificare è abbastanza vasta da consentire la produzione di una quantità minima di energia elettrica. In pratica soltanto i capannoni industriali e i grandi edifici posseggono una superficie adatta allo scopo. In questo caso, se i proprietari non desiderano interessarsi al problema, è possibile che i lavori di bonifica e installazione siano effettuati da un’azienda specializzata, gratuitamente, dietro la cessione del diritto di superficie. In pratica l’investitore ha diritto agli incentivi e al ricavato della vendita di energia per un periodo di vent’anni. L’investimento è conveniente perché i costi vengono recuperati in sei-otto anni, e nello stesso tempo il proprietario dell’immobile può ottenere energia gratis per il consumo personale e rientrare in possesso dell’impianto alla scadenza dei vent’anni.  

Nel caso di condomini singoli lo scambio investimento- diritto di superficie non è possibile, perché l’esiguità della produzione di energia non rende conveniente un investimento; è possibile però organizzare gruppi di acquisto che riuniscano più condomini, fino a raggiungere una superficie di tetto sufficiente.

Questa l’idea. La sua realizzazione comporta un’organizzazione complessa, in grado di rispondere a differenti esigenze. In pratica: serve una convenzione con le banche per la concessione di mutui agevolati, un accordo con le ditte che mettono in opera il fotovoltaico, con quelle che operano le bonifiche ambientali, con gli smaltitori che trasportano i rifiuti a discarica. La complessità delle operazioni necessarie scoraggia i singoli. Legambiente si serve della società creata a suo tempo per i GAS del fotovoltaico, Azzerociodue, che si convenziona con le aziende specializzate e provvede a un primo sopralluogo gratuito, a richiesta, allo scopo di stabilire la fattibilità dell’intervento e a rendere noto agli interessati l’ordine di grandezza dell’investimento.

La visibilità della campagna è assicurata da convenzioni ad hoc con le Province, che sono gli Enti che stabiliscono il piano rifiuti. Le Province che hanno finora aderito sono quelle illustrate più sopra. Infine, una convenzione con due banche nazionali (Intesa e Banca Popolare diMilano) ci assicura mutui a basso costo.

La campagna ha avuto un discreto successo (fin troppo per le capacità d’intervento di Azzerociodue).

Finora le prenotazioni per un intervento di bonifica coprono un milione quattrocentoquarantatremila metriquadri e, ciò che è importante, di questi, seicentoundicimila metriquadri appartengono a condomini, in maggior parte aderenti a gruppi di acquisto. Non male per un’iniziativa di semivolontariato!

Se si pensa all’immensa superficie dei tetti ricoperti da amianto, si può immaginare quale sarebbe stato l’impatto di una campagna simile sostenuta dal Governo. Purtroppo, si è scelto di favorire i soliti investimenti di grande entità, col risultato di aver incentivato l’abbandono delle colture agricole, meno convenenti soprattutto al Sud rispetto a impianti fotovoltaici che ricoprono ormai ettari ed ettari di fertile campagna.

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