rubrica
Epidemiol Prev 2000; 24 (1): 20-

L’etichetta del Barolo: bisogna dire che gli alcolici fanno male?

Barolo's bottle label: shall we warn that alcohol "seriously damages your health"?

  • Paolo Vineis1

  1. Università di Torino
Paolo Vineis -

Riassunto:

Il caso Il governo italiano ha in discussione una legge che potrebbe imporre l’inclusione nelle etichette delle bottiglie di bevande alcoliche di una frase che dice «nuoce gravemente alla vostra salute»

Il quesito avrà maggiori effetti positivi il messaggio sui rischi per la salute o maggiori effetti negativi il senso di disagio che proveremo sorseggiando una bottiglia di Barolo recando l'etichetta governativa

Il commento Difesa del provvedimento su basi scientifiche. Il razionale dell’intervento è duplice: da un lato l’analogia con il fumo e la corrispondente dicitura sui pacchetti di sigarette; dall’altro, i danni attribuibili al consumo di alcolici a livello di popolazione.
La prima parte del razionale è in sé insufficiente: essa implica che il livello di prove per la tossicità dell’alcol sia paragonabile a quello disponibile per il fumo. L’analogia deve essere motivata. Altrimenti, sempre per analogia la stessa frase potrebbe essere estesa a un gran numero di comportamenti e persino di oggetti pericolosi per la salute (per esempio i formaggi per il loro contenuto di grassi, e persino le automobili o le moto).
Dunque la prima parte del razionale trae significato esclusivamente dalla seconda parte. Ogni anno in Italia, su un totale di 550.000 decessi, circa 80.000-90.000 persone muoiono a causa del fumo di sigarette, 20.000 a causa dell’alcol e 7.000-8.000 a causa degli incidenti da traffico (una parte dei quali attribuibili ad alcol). Fumo e alcol hanno in comune con gli incidenti da traffico il fatto che la relazione causale è probabilistica, non è cioè possibile identificare a priori chi svilupperà la malattia o avrà un incidente; è possibile invece stimarlo con una accuratezza più o meno grande attraverso lo studio:
(a) della relazione dose-risposta (i più esposti sono a maggiore rischio, una relazione che risulta valida tanto per la quantità di sigarette fumate quanto per la velocità delle auto),
(b) dei modificatori d’effetto, come l’età, le esposizioni professionali (per i tumori da fumo) o le condizioni dei freni.
La relazione dose-risposta è ben conosciuta ed è essenzialmente lineare per i tumori da fumo (con una tendenza all’appiattimento ai livelli superiori); è poco conosciuta per gli incidenti stradali; ed è ben conosciuta ma non è lineare per l’alcol. Nel caso di quest’ultimo, la mortalità totale e quella da malattie cardiovascolari hanno una relazione chiaramente a «U» oppure a «J» con la quantità consumata, cioè sia i non-bevitori sia i forti bevitori hanno una mortalità più elevata dei bevitori moderati.

 

Difesa del provvedimento su basi etiche. Secondo un calcolo puramente utilitaristico, l’alcol nel suo complesso, senza considerare la relazione dose- risposta, è una delle principali cause di morte in Italia, e una delle principali cause di spesa sanitaria. Inoltre è una causa delle disparità di salute tra le classi sociali.

 

Critica del provvedimento su basi scientifiche. L’analogia con il fumo non regge, sostanzialmente perché è diversa la relazione dose-risposta, ed è anche diversa la relazione con l’età. Apparentemente non bere per nulla alcolici aumenta la mortalità rispetto a bere moderatamente. Inoltre le malattie verso cui dosi moderate esercitano una protezione (malattie cardiovascolari) si manifestano a un’età avanzata, mentre nelle età giovanili prevale l’effetto negativo sulle cause più frequenti di morte (incidenti). Il fumo invece fa male a tutte le età, anche se iniziare precocemente è più dannoso. E’ possibile che l’effetto protettivo verso la mortalità generale e le malattie cardiovascolari sia dovuto al vino rosso e non ad altre forme di bevande alcoliche. In ogni caso una politica preventiva dovrebbe differenziare tra tipi diversi di bevande alcoliche, tra dosi moderate e dosi alte, e tra le diverse classi di età.

 

 Critica del provvedimento su basi etiche. 1. Il messaggio previsto («nuoce gravemente alla vostra salute»), oltre a essere aspecifico, può facilmente avere effetti paradossi. Ci si può chiedere se sia lecito violare una libertà personale (il diritto al consumo – moralmente non sanzionato – di una componente tradizionale dell’alimentazione) attraverso un messaggio aspecifico. 2. E’ possibile che nel computo complessivo siano maggiori i danni dei benefici derivanti dal messaggio. Se pensiamo agli ipotetici destinatari, è molto verosimile che le fasce più a rischio (i giovani) siano del tutto insensibili al contenuto del messaggio, mentre gli anziani, tra cui è più elevata l’incidenza di malattie cardiovascolari, possano prenderlo più sul serio. E’ anche verosimile che chi è più propenso all’abuso di alcolici (soggetti di bassa classe sociale) sia la categoria meno sensibile a questo tipo di messaggi. 3. La critica più radicale riguarda la modalità prescelta per veicolare un messaggio educativo. Si tratta di un approccio che si appella al singolo individuo e fa riferimento a un singolo fattore di rischio, presupponendo o che al consumatore non sia noto che il consumo di alcolici può essere dannoso (fornendogli pertanto un’informazione), oppure che gli sia noto ma non ne tragga le dovute conseguenze sul piano preventivo. Di nuovo, la genericità del messaggio vanifica entrambe le finalità, in quanto manca della profondità e dell’articolazione che caratterizzano un’informazione adeguata; e per chi dispone già della conoscenza è una specie di memento che non specifica né la dose dannosa né l’entità e la probabilità del danno. Infine, nuoce gravemente al nostro senso estetico e alla cultura (intesa in senso lato) vedere l’etichetta di un Barolo deturpata dalla dicitura governativa. 


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