rubrica
Epidemiol Prev 2017; 41 (5-6): 316-317
DOI: https://doi.org/10.19191/EP17.5-6.P316.098

EPIGENETICA E AMBIENTE. Homo faber fortunae suae?

Homo faber fortunae suae?

  • Valentina Bollati1

  • Federica Rota1

  1. Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità, "Clinica del Lavoro Luigi Devoto", Università degli Studi di Milano
Valentina Bollati -

Riassunto:

Molti di noi vivono nella convinzione che il nostro corpo sia una macchina la cui composizione interna ed esterna dipende unicamente dai geni che la costituiscono. C’è chi è abituato a pensare che le nostre caratteristiche peculiari, quali le capacità artistiche o intellettive, ma anche i nostri punti deboli, come le malattie cardiovascolari, i tumori, i disordini psicologici e psichici, altro non fossero che tratti distintivi programmati dai nostri geni. Il tutto si sarebbe sviluppato in un’ottica passiva: ciò che siamo, ciò che diventiamo e ciò che la vita ci riserva era visto come un qualcosa di già prestabilito, una sorta di riflesso di ciò che ereditiamo dai nostri genitori.


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