rubrica
Epidemiol Prev 2012; 36 (3-4): 219-220

Cucinare con i bambini

Cooking with children

  • Elena Alquati1

  1. L’ordine dell’universo - associazione macrobiotica italiana. www.lordinedelluniverso.it
Redazione E&P -

Alla proposta di fare un corso di cucina per bambini ho risposto con entusiasmo. Già mi prefiguravo la locandina: «Organizziamo una cena che prepareremo con i bambini. L’invito è esteso ai genitori». La risposta è stata stupefacente, tant’è che abbiamo dovuto fare il bis.

A Cascina Rosa c’è tanto spazio che sprigiona energia e serenità allo stesso tempo. Abbiamo disposto i bambini attorno tre tavoloni perché si aiutassero l’un con l’altro. Erano 25 la prima serata e 30 la seconda, di età compresa tra i 2 e gli 11 anni. Quando sono arrivati, abbiamo dato loro un capellino da cuoco e un mattarello e li abbiamo fatti accomodare dopo avergli fatto lavare le manine. «Bene bimbi, cominciamo, ecco cosa andremo a fare». Ho illustrato il menù, a cominciare da una fantastica vellutata di piselli con crostini di pane integrale, presentata come la zuppa di Shrek, la quale ha subito riscosso un discreto successo. Era l’unico piatto preparato da noi senza il loro coinvolgimento, mentre il resto sarebbe stato preparato tutto da loro, partendo dal cereale (riso semintegrale con funghi), con il quale dovevano preparare polpette, panzerotti ripieni di zucchine, focaccine con farina integrale, praline di miglio ricoperte di cacao in polvere.

Non vi dico le risposte alla presentazione del menù! A parte le focacce, il resto è stato un coro unanime di «Bleah, che schifo!»

«Va bene,» ho detto io, «noi prepariamo la cena per mamma e papà, poi assaggiamo e mangiamo solo quello che ci piace». Abbiamo iniziato a fare le polpette: qualcuno l’ha fatta a forma di pallina da tennis, altri a forma di biglia. Insomma, ce n’erano di tutte le misure. I chicchi di riso, però, si attaccavano alle mani e, terminate le polpette, non sapendo come pulirsi, hanno ben pensato che la cosa migliore da fare fosse quella di leccarsele. E qui la prima grande scoperta: «Mmm, che buono questo riso!» hanno detto. Beh, le cose si stavano evolvendo a favore del riso!

A questo punto ho chiesto loro se conoscevano il riso semintegrale: «Io ieri sera ho mangiato quello integrale con il sugo della nonna» mi ha risposto una bimba «Io! Io! Il mio papà è un cuoco della cucina italiana e io ho già fatto due corsi», mi ha risposto un bimbo orgoglioso del suo papà. «Ma sapete come viene fatta la farina? » domando io. Poche manine si sono alzate. Molti, infatti, non sapevano che ci vuole un molino che macina il chicco. Così abbiamo mostrato loro prima il chicco intero del cereale che poi abbiamo messo dentro il molino per ridurlo in farina. Ed ecco la trasformazione. «Uh, ma è una macchina magica!» ha esclamato una bimba di tre anni.

La farina è stata poi fatta passare per i tavoli, così che i bambini potessero toccarla. «Che bella, è ancora calda!» ha affermato qualcuno. Abbiamo poi distribuito loro una pallina di pasta: «Bambini, sapete come si prepara la pasta?» «Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiii! Farina, uova, acqua e sale» hanno risposto prontamente. «E se io vi dicessi che si puà fare ameno delle uova?», «DAVVERO??» «Questa pasta è fatta con farina integrale, olio di mais spremuto a freddo di coltivazione biologica, acqua e sale». «Che bella che è questa pasta» hanno detto alcuni. Il loro compito era quello di stendere la pasta per poi riempirla di zucchine (precedentemente trifolate) e richiuderla nella forma che preferivano. Anche le zucchine al momento non avevano riscosso un grande successo, ma poi assaggia te che assaggio io, erano piaciute anche quelle. «Questo cavolo di involtino si rompe sempre! », così mi si è rivolta una bimba in lacrime che si arrabbiava perché non sapeva cosa fare. Allora siamo dovuti intervenire con il “pronto soccorso involtino” al quale abbiamo messo un cerotto di pasta chiudendo per bene tutti i buchi.

Ognuno di loro ne aveva fatto una forma differente, dal raviolo, al panzerotto, all’involtino, e tutti hanno poi disposto la propria opera su una teglia oliata con un buonissimo olio extravergine biologico, pronta per essere messa nel forno.

«Bene, siamo arrivati al momento delle focaccine! Come si fa il pane?» ho domandato io. «FARINA, ACQUA, LIEVITO, SALE!» Questa risposta la conoscevano tutti e, anche se la farina era un po’ più scura di quella a cui sono abituati, nessuno se ne è curato. Strabiliati di come questo impasto era diventato grande grazie al lievito, hanno cominciato a creare le loro focaccine. «Come le facciamo?» «Come volete, vediamo quale forma riuscite a tirare fuori».

Un bambino alza la mano e mi dice: «Mi aiuti? Io devo fare un locomotore!» «Va bene» gli ho risposto. Finito il locomotore mi ha chiesto un’altra pallina e alla domanda: «Cosa vuoi fare ora?», la risposta è stata: «Adesso ci penso io, perché devo fare la metropolitana!» FANTASTICO!

Sono arrivate sulle teglie delle focacce stupende: il sole, il fiore, la rosa, il pulcino, la lumaca, il cuore (molto gettonato). Una bimba aveva fatto un rettangolo, alza la mano e mi dice: «Io ho finito! » «Cosa hai fatto?» «Una focaccia quadrata, grande!». Era una gioia vederli, tutti soddisfatti dei loro capolavori. «Bene bambini, è arrivato il momento di fare il dolce» «EVVIVA!!»

Abbiamo distribuito un impasto preparato in precedenza con miglio, succo di mela, mele a pezzetti, albicocche secche e buccia di limone grattugiato. Abbiamo messo il cacao in polvere sui vassoi; il loro compito era quello di fare delle palline e rotolarle nel cacao. E’ stato il momento più bello della serata. I bimbi più piccoli si sono autoavvolti nel cacao e ho trovato una bimba di due anni letteralmente dentro la teglia. Forse non aveva capito che era l’impasto di miglio che doveva essere rotolato nel cacao!

«Ora andate fuori a giocare, mentre noi cuociamo tutte queste buone cose che avete preparato. Nel frattempo facciamo le cecine, così toppiamo il buco nel pancino». Tutti avevano una fame da lupo dopo tutto il lavoro che era stato fatto. Una sinergia bellissima in Cascina Rosa: spazio, temperatura primaverile, i genitori insieme ai loro bimbi. E’ stato bellissimo.

Nella mezz’ora di libertà abbiamo preparato le cecine che genitori e bimbi hanno letteralmente divorato. Le nostre volontarie andavano fuori con il vassoio per offrire queste prelibatezze e rientravano in cucina con il vassoio ripulito! Una bimba, con la bocca ancora piena: «Me dai una?» ha detto a Barbara. «Ma se ce l’hai ancora in bocca?» «Non è vero!» Insomma, un successo da tutti i punti di vista.

Alle 19.30 in punto abbiamo servito la cena ed è stato uno spettacolo vedere i bambini avventarsi sulla zuppa. Qualche mamma ha detto: «Poco perché mio figlio non è abituato a mangiare le zuppe» e proprio quello stesso figlio ha fatto il tris. Poi le palle di riso, gli involtini e i dolcetti. Sul tavolo avevamo messo anche delle verdure crude con delle salsine. SPAZZOLATO TUTTO! Le due serate si sono protratte fino alle 22 nella più totale serenità con questi bambini che correvano e giocavano con la terra (non bastava il cioccolato!) e i genitori che chiacchieravano chiedendo spiegazioni sui piatti preparati e sulle attività del dipartimento e della nostra associazione.

Che esperienza stupenda! Questi bambini non avevano merendine, televisione, videogiochi: solo la loro fantasia e l’hanno espressa. Giannina, una nostra volontaria, insegnante in pensione, ha mostrato loro il gioco della bandiera, quello del telefono, e altri giochi del passato. L’ entusiasmo era contagioso. Non è vero che il cibo sano non piace , bisogna solo fare piccoli passi nella giusta direzione, i bambini sono in gamba e accolgono pienamente i giusti cambiamenti. Facciamo entrare queste esperienze nelle scuole perché i bambini conoscano qual è il loro cibo, come nasce, come cresce e come si può trasformare. E, soprattutto, conoscano l’importanza di rispettare la Terra, perché è lei che ci nutre. Perché la prevenzione parte dalla cucina, non mi stancherò mai di ripeterlo!

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