pubblicazione
Epidemiol Prev 2015; 39 (1), gennaio-febbraio

Epidemiologia&Prevenzione cover

Questo numero vanta quattro editoriali, tutti robusti. Lo è l’approfondimento di Lucio Luzzato che ridimensiona il molto discusso articolo di Tomasetti e Vogelstein sui rischi di cancro attribuibili all’ambiente, pubblicato da Science nelle prime settimane del 2015. L’editoriale di Luzzatto, sperabilmente, dovrebbe prevenire strumentalizzazioni del testo di Tomasetti e Vogelstein (particolarmente facili nel nostro Paese) nella gestione sia della salute pubblica, sia delle risorse per la ricerca (oggi è meno difficile farsi finanziare un’indagine sugli indicatori di suscettibilità genetica al mesotelioma che una ricerca sulla percezione del rischio da parte di chi ha convissuto...

Questo numero vanta quattro editoriali, tutti robusti. Lo è l’approfondimento di Lucio Luzzato che ridimensiona il molto discusso articolo di Tomasetti e Vogelstein sui rischi di cancro attribuibili all’ambiente, pubblicato da Science nelle prime settimane del 2015. L’editoriale di Luzzatto, sperabilmente, dovrebbe prevenire strumentalizzazioni del testo di Tomasetti e Vogelstein (particolarmente facili nel nostro Paese) nella gestione sia della salute pubblica, sia delle risorse per la ricerca (oggi è meno difficile farsi finanziare un’indagine sugli indicatori di suscettibilità genetica al mesotelioma che una ricerca sulla percezione del rischio da parte di chi ha convissuto con l’amianto). La descrizione di Vittorio De Micheli del caos esistente nel nostro Paese in materia di vaccinazioni è un utile riferimento per chi voglia cominciare a pensare a mettere un po’ di ordine. A dire il vero, l’enigma della paura dei vaccini ha una dimensione internazionale, al quale nelle ultime settimana hanno dedicato spazio la New York Review of Books, l’Economist e la Bloomberg Business Week. In altro editoriale di questo numero, la direzione scientifica della rivista e la presidenza dell’AIE, insieme a Luigi Bisanti, sottolineano l’importanza storica, in Italia, dell’avvicinamento culturale tra il mondo degli “epidemiologi” e il mondo degli “igienisti” (ma per quanto durerà questa frammentazione?). Infine, c’è da essere grati a Silvia Candela (e anche al gruppo interistituzionale palermitano che tiene viva l’attenzione per la salute degli immigrati) per ricordarci come anche dall’epidemiologia emerge il riconoscimento della funzione positiva per l’operazione Mare Nostrum.
Due contributi riguardano l’operatività del rapporto tra istituzioni e approccio epidemiologico alla salute. Mayer e coll.misurano le prime conseguenze di una deliberazione del Consiglio deiministri per la prevenzione secondaria di malattie cardiovascolari. Nel Lazio, un impatto nel senso giusto c’è stato, sia pure piccolo, ma sufficiente per suggerire una maggiore recettività dell’ambito ospedaliero (rispetto a quello “territoriale”) delle indicazioni che vengono “dall’alto”. Interessante, ma di taglio diverso, è il contributo di Cervino et al. sul dibattito tra i deputati a proposito di uno studio sugli effetti dell’inquinamento a Brindisi. Condivido appieno il messaggio degli autori che il rispetto dei “limiti di legge” non corrisponde necessariamente a garanzia di mancanza di rischio (basti pensare al compromesso sottostante ai limiti fissati dall’Unione europea per l’inquinamento atmosferico), ma nel nome della reciproca comprensione tra scienziati e politici sarebbe utile capire quanto i parlamentari si siano chiariti le idee durante il dibattito (a proposito, quanto è durato? Quanti deputati hanno partecipato?).
Nella generale china verso la ricerca partecipata, ho apprezzato la domanda di Richiardi et al. a proposito di chi determina le ipotesi di ricerca. I ricercatori oppure i ricercati, oppure un terzo incomodo? Correttamente, Richiardi e collaboratori ammettono che i tempi non sono ancora maturi per una risposta, ma è positivo che la domanda venga posta. La prospettiva di un crowdfunding è interessante, ma – oltre a dover essere verificata sul campo – richiede un alto livello di pariteticità tra ricercatori e ricercati.
Alcuni Numeri in questo fascicolo ci fanno sperare bene: lamortalità per cancro è in diminuzione, sovrappeso e obesità nei bambini sono in diminuzione.Ma PASSI informa che persistono differenze sociali nell’adozione di uno stile di vita sano, e OKkio alla salute ci dice che anche l’obesità infantile è associata a condizioni sociali e culturali. Non si tratta di grandi novità, ma sono notizie che dovrebbero stimolare a ripensare alle politiche di prevenzione, tenendo conto che in Italia sono socialmente indotti non solo i comportamenti malsani, ma anche la recettività alle azioni intese a prevenirli.

Benedetto Terracini

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