pubblicazione
Epidemiol Prev 2014; 38 (3-4), maggio-agosto

Epidemiologia&Prevenzione cover

Anche questa volta E&P presenta una novità importante, quella che va sotto il nome di epichange o “ricerca partecipata”. E’ una prospettiva di grandissimo respiro. A dire il vero, di non delega della salute (e quindi di non delega della ricerca sanitaria) si parlava già quasi mezzo secolo fa, ai tempi della gestazione dello statuto dei lavoratori. Basta ricordare lo studio FULC (decodifico per i più giovani: Federazione Unitaria dei Lavoratori Chimici) sul cloruro di vinile, le riunioni nello studio di Giulio Alfredo Maccacaro, fondatore di questa rivista, con i Consigli di Fabbrica, e le ricerche concepite, gestite ed effettuate dal...

Anche questa volta E&P presenta una novità importante, quella che va sotto il nome di epichange o “ricerca partecipata”. E’ una prospettiva di grandissimo respiro. A dire il vero, di non delega della salute (e quindi di non delega della ricerca sanitaria) si parlava già quasi mezzo secolo fa, ai tempi della gestazione dello statuto dei lavoratori. Basta ricordare lo studio FULC (decodifico per i più giovani: Federazione Unitaria dei Lavoratori Chimici) sul cloruro di vinile, le riunioni nello studio di Giulio Alfredo Maccacaro, fondatore di questa rivista, con i Consigli di Fabbrica, e le ricerche concepite, gestite ed effettuate dal Consiglio di Fabbrica della Montedison di Castellanza. E non si è trattato soltanto di studi sulla nocività dell’ambiente lavorativo. Più recentemente E&P ha anche raccontato – attraverso le parole dei partecipanti – il partecipato studio di Longarina, una comunità vicino a Ostia esposta a campi elettromagnetici a bassa frequenza, conclusosi con la rimozione della sorgente di esposizione. Molto bene quindi che si rinnovino i principi della partecipazione e si creino nuove esperienze in un periodo storico e tecnologico largamente mutato. E&P si farà certamente parte attiva nello stimolare in questa direzione l’epidemiologia italiana.
Gli articoli originali sono tutti interessanti e meritano di essere letti. Lo studio di Ancona et al. sull’impatto del rumore aeroportuale è da leggere congiuntamente con la revisione della letteratura di Cattani et al. e con gli altri articoli del Progetto SERA Italia. Si conferma che gli aeroporti emergono sempre di più come fattore di rischio per la salute dei residenti nelle vicinanze: è soltanto un prezzo da pagare ai ritmi della vita moderna, oppure ci si può fare qualcosa? E, in Italia, si sta facendo il meglio possibile?
Come sempre, le lettere alla redazione sono stimolanti. Giustamente Marco Petrella e Carla Bietta mettono in guardia dal colpevolizzare le donne per quanto riguarda alcuni comportamenti a rischio e invitano ad approfondire le cause (non certo genetiche) delle differenze di stili di vita al fine di proporre azioni correttive efficaci.
La rubrica PASSI informa che in Italia sta aumentando il consumo di tabacco trinciato, meno tassato e – stando a quanto dice la rubrica – tipicamente consumato dai più poveri. Se ne trae la raccomandazione di eliminare l’attrattiva economica delle sigarette fatte a mano equiparando la tassazione per i tabacchi trinciati e le sigarette. Debbo dire che – nonostante la mia fede antitabagica – mi crea disagio l’idea di rimpolpare le casse dell’erario con una misura specificamente mirata a chi più patisce per la crisi economica. Probabilmente faccio parte di una minoranza, ma esorto i lettori di E&P a esprimersi su questa contraddizione.
Infine, nel momento in cui l’arsenico nelle acque italiane è oggetto di sanzioni da parte della UE per le inadempienze dei nostri amministratori, invitiamo a leggere il supplemento sugli studi italiani relativi agli effetti dell’esposizione ad arsenico curato da Bustaffa, Minichilli e Bianchi, e l’intervento sullo stesso argomento di Giovanni Leonardi.

Benedetto Terracini

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