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Epidemiol Prev 2013; 37 (6), novembre-dicembre

Epidemiologia&Prevenzione cover

Le lettere alla redazione, come sempre, fanno riflettere sulla missione dell’epidemiologia. Marco Petrella ha ragione a essere allarmato per le difficoltà degli epidemiologi a esprimersi in modo tempestivo sui problemi di salute. E&P ha cercato e cerca di stimolare una riflessione sugli aspetti comunicativi, compresi quelli tra epidemiologi e società, andando ben oltre la pubblicazione di rapporti e articoli scientifici. C’è molto da fare, come emerge in questo numero dal confronto di idee (un po’ più che accademico) sul meccanismo con cui il recente Rapporto AIRTUM potrebbe contribuire ai processi decisionali per la protezione della salute dei bambini.

Molte pagine di questo...

Le lettere alla redazione, come sempre, fanno riflettere sulla missione dell’epidemiologia. Marco Petrella ha ragione a essere allarmato per le difficoltà degli epidemiologi a esprimersi in modo tempestivo sui problemi di salute. E&P ha cercato e cerca di stimolare una riflessione sugli aspetti comunicativi, compresi quelli tra epidemiologi e società, andando ben oltre la pubblicazione di rapporti e articoli scientifici. C’è molto da fare, come emerge in questo numero dal confronto di idee (un po’ più che accademico) sul meccanismo con cui il recente Rapporto AIRTUM potrebbe contribuire ai processi decisionali per la protezione della salute dei bambini.

Molte pagine di questo numero riguardano la salute infantile. Dall’intervento di Gemma Gatta e Laura Botta e dal resoconto della riunione tra Istituto superiore di sanità e ISDE-Italia emerge come l’epidemiologia dei tumori infantili non sia un vicolo cieco, bensì un argomento dal quale non distogliere l’attenzione, sia per quanto riguarda la ricerca dei fattori di rischio, sia come verifica di un accesso equo alle cure. L’inaccettabile disuguaglianza nelle probabilità di guarire da un tumore infantile non riguarda solo occidente e oriente europeo, ma è parte del generale gap nel diritto alla salute tra Paesi più ricchi e Paesi più poveri. E’ un tema che l’epidemiologia italiana non può esimersi dall’affrontare. Sarà importante rendersi conto, nel breve periodo, della misura con cui verranno recepite e adottate le raccomandazioni di Gatta e Botta. Per la cura dei tumori infantili, vi sono interessanti forme di gemellaggio tra Italia e Paesi dell’America Latina.

Gli efficaci protocolli per la guarigione dai tumori infantili sviluppati negli ultimi decenni sono certamente un risultato positivo. Forse la costosa strategia complessiva messa in opera da mezzo secolo a questa parte avrebbe potuto rendere di più: vale la pena di leggere il commento di Franco Berrino all’intervista rilasciata da James Watson.

Ma in questo numero di E&P il focus sui bambini non si esaurisce qui. Oltre ad andare a vedere le novità menzionate nella rubrica «60 giorni di epidemiologia italiana», merita soffermarsi sui risultati dello studio PASSI: è preoccupante la stima che un quarto dei bambini italiani che viaggiano in automobile non sono trasportati in modo sicuro. Far viaggiare i nostri bambini in sicurezza è prima di tutto una questione di civiltà. Trent’anni fa abbiamo imparato a non fumare al cinema, perché ora non possiamo imparare a sistemare adeguatamente i nostri bambini nell’abitacolo delle auto? Incidentalmente, da tempo non si è più parlato di bandire il fumo nell’abitacolo delle automobili quando sono presenti minorenni. Non sarebbe il caso di riprendere il discorso? Magari evitando che quando i bambini ritornano sul marciapiede si trovino in mezzo a un mare di mozziconi, come – ahimé – ci lascia intravvedere l’intervento di Gianrocco Martino et al.

La persistente verifica che i benefici (quando ci sono) del progresso scientifico non sempre ricadono equamente sugli esseri umani dovrebbe indurre a una riflessione sui privilegi delle popolazioni, come la nostra, che fruiscono di un servizio sanitario pubblico. Questo è l’obbiettivo dell’invito alla discussione libera e plurale sull’SSN sollecitata da E&P nello scorso numero. A quanto pare, l’invito è stato ben recepito dai nostri lettori (gli interventi di Carlo Saitto e di Carlo Zocchetti sono solo i primi a essere arrivati in redazione).

Di valutazione di impatto sanitario (VIS) in Italia si parla oramai da molto tempo. L’editoriale di Fabrizio Bianchi et al. segnala gli equivoci che possono emergere dalla recente normativa e rivendica la differenza concettuale tra VIS e risk assessment. Chiariti gli equivoci, sarà importante raccogliere e descrivere le esperienze sul campo che sono state fatte in Italia. Buona lettura.

Benedetto Terracini

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