pubblicazione
Epidemiol Prev 2012; 36 (1), gennaio-febbraio

Epidemiologia&Prevenzione cover

Un mandato di Alessandro Liberati, in una lettera a Lancet scritta poche settimane prima di morire, è stato quello di riallineare (termine raffinato e appropriato) ciò che i ricercatori fanno con i bisogni dei pazienti. Alessandro alludeva alla ricerca clinica, ma per molti epidemiologi italiani, me compreso, la sollecitazione vale anche per la ricerca svolta per proteggere i sani piuttosto che per curare meglio i malati. Il riallineamento è opportuno: troppa epidemiologia – anche la migliore, anche parte di quella che viene chiamata “finalizzata” – viene avviata senza precise ipotesi di utilizzo dei possibili risultati.

Ne sono esempio i casi che in questo numero vengono...

Un mandato di Alessandro Liberati, in una lettera a Lancet scritta poche settimane prima di morire, è stato quello di riallineare (termine raffinato e appropriato) ciò che i ricercatori fanno con i bisogni dei pazienti. Alessandro alludeva alla ricerca clinica, ma per molti epidemiologi italiani, me compreso, la sollecitazione vale anche per la ricerca svolta per proteggere i sani piuttosto che per curare meglio i malati. Il riallineamento è opportuno: troppa epidemiologia – anche la migliore, anche parte di quella che viene chiamata “finalizzata” – viene avviata senza precise ipotesi di utilizzo dei possibili risultati.

Ne sono esempio i casi che in questo numero vengono discussi nelle lettere e nel dibattito. Anche Gigi Cocco, nelle lezioni che trae dalla “sindrome di Quirra” deplora l’abitudine delle autorità di sanità pubblica di non utilizzare i risultati degli studi da essa stessa commissionati. Proprio sul passaggio dalle osservazioni epidemiologiche al momento decisionale, i risultati dello studio di Lorini et al. sull’evasione dall’obbligo di guidare con la cintura di sicurezza a Firenze propongono un interessante case study. La stima che un quarto dei fiorentini guida senza cintura di sicurezza è conturbante e impone urgenti interventi efficaci, secondo modelli di sanità pubblica e/o di repressione poliziesca largamente collaudati. Non mancano precedenti storici. La fama degli italiani di non lasciarsi assoggettare da regole di vita collettiva che impongono limiti ai comportamenti è stata clamorosamente smentita più volte: se non altro, abbiamo smesso di fumare al cinema e abbiamo imparato a tenere i cani al guinzaglio nelle pubbliche piazze (e, siamo ottimisti, prima o poi impareremo anche a pagare le tasse). La riduzione delle emissioni nell’ambiente è esigenza fondamentale di tutte le società. Ma in contraddizione con questa esigenza è stata la corsa ai consumi che ha caratterizzato la nostra vita per molti decenni. Lo fa notare Francesco Forastiere nel suo editoriale e lo dice anche Pietro Greco quando parla dell’uomo come «attore ecologico globale», protagonista (e vittima) della società del rischio.Mentre Greco proietta la sua definizione sullo sfondo della situazione in Campania, Forastiere scende nel quotidiano e fornisce indicazioni pratiche per adottare modelli di consumo sostenibili, collettivi e individuali. Sono vere e proprie linee guida: come per ogni linea guida, sarebbe il caso di integrarle con programmi di verifica del modo con cui le autorità sanitarie si adoperano per porle in opera e per misurare quanto vengono accettate dai singoli (purtroppo, come segnala Francesco, di tutto questo non c’è traccia nel piano nazionale per la prevenzione).

E&P è lieta di pubblicare il Rapporto HTA di ASP Lazio sui metodi per accrescere la partecipazione della popolazione agli screening oncologici, un modo per renderli certamente più efficaci.

Ringraziamo Paolo Vineis per aver condiviso con noi le sue riflessioni sulle sfide poste alla didattica da nuove discipline quali “Salute globale” e “Cambiamenti climatici” e anche di aver messo a disposizione sul sito della rivista parte dei materiali usati nei corsi che tiene su questi temi all’Imperial College.

Un caldo benvenuto alla nuova rubrica sull’epigenetica. Decenni fa, si diceva che erano diversi i principi della prevenzione dei tumori rivolta ai cancerogeni genotossici (senza soglia) e di quella rivolta ai cancerogeni epigenetici (con soglia). Per quanto tempo ancora varrà questa distinzione?

Infine, trasmetto a Gilles Berrino la gratitudine dei lettori di E&P per la strada della prevenzione che egli propone, mantenendo freschezza e semplicità.

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