pubblicazione
Epidemiol Prev 2011; 35 (3-4), maggio-agosto

Epidemiologia&Prevenzione cover

Con facile gioco di parole, si può dire che le onde elettromagnetiche (e i telefoni cellulari) sono sempre sulla cresta dell’onda. Nel primo numero di E&P di quest’anno, l’intervento di Lagorio e Vecchia portava a minimizzare i rischi da telefonini. La rassegna, in questo numero, di Angelo Gino Levis et al va nella direzione opposta. Intanto IARC, come racconta Rodolfo Saracci nel suo editoriale, ha espresso l’aggettivo («possibile») che esprime la valutazione degli indizi di eventuale cancerogenicità. Forse, nello spirito del “volemose bene” tutti i nostri collaboratori sono contenti di questa valutazione (o forse no, gradiremmo saperlo). Ma ciò che interessa E&P è l’impatto che...

Con facile gioco di parole, si può dire che le onde elettromagnetiche (e i telefoni cellulari) sono sempre sulla cresta dell’onda. Nel primo numero di E&P di quest’anno, l’intervento di Lagorio e Vecchia portava a minimizzare i rischi da telefonini. La rassegna, in questo numero, di Angelo Gino Levis et al va nella direzione opposta. Intanto IARC, come racconta Rodolfo Saracci nel suo editoriale, ha espresso l’aggettivo («possibile») che esprime la valutazione degli indizi di eventuale cancerogenicità. Forse, nello spirito del “volemose bene” tutti i nostri collaboratori sono contenti di questa valutazione (o forse no, gradiremmo saperlo). Ma ciò che interessa E&P è l’impatto che la ponderata opinione dello IARC avrà per affrettare misure protettive nei confronti delle radiofrequenze, particolarmente per i bambini. In proposito, E&P è d’accordo con le raccomandazioni – nel nome del principio di precauzione – indicate nel documento 12 608 del 6 maggio scorso dell’assemblea parlamentare del Consiglio Europa. Non congrue con tali raccomandazioni è invece l’operazione ministeriale «scuole in WiFi», recentemente decollata in Italia.

L’altro argomento forte in questo numero (che viene preparato contestualmente al dibattito parlamentare sul testamento biologico) è quello delle cure di fine vita. L’editoriale di Antonio Panti esprime l’atteggiamento costruttivo degli Ordini dei medici. Anche l’intervento diMassimo Costantini et al e l’articolo di GuidoMiccinesi et al indicano che ci si sta muovendo sul piano della ricerca, anche se dovremo aspettare ancora un anno per conoscere i risultati dell’applicazione in Italia del programma LCP-I e anche se la rispondenza dei medici allo studio ITAELD è stata deludente (19%). L’epidemiologia italiana (da sempre sensibile all’argomento “registri”) dovrebbe anche rivolgere la sua attenzione ai registri comunali dei testamenti biologici, proposti in diverse città italiane. I due brevi rapporti dell’Associazione italiana registri tumori (sui tumori del sistema nervoso centrale nell’infanzia, e sui riflessi dell’invecchiamento della popolazione sul numero di diagnosi) mitigano, in parte, le preoccupazioni – espresse dal milieu medico, dai media e dalle associazioni dei malati – per l’incremento temporale della incidenza tumorale nel nostro Paese. Ben venga una rifinitura delle misure epidemiologiche, ma in termini di salute pubblica i nuovi numeri nulla aggiungono alla necessità di una stretta vigilanza sui rischi cancerogeni identificati e controllabili, intesa a proteggere bambini e adulti. La lettera di Linda Pasta et al riporta la salute degli immigrati sulle pagine della rivista. Descrive una ricerca (in corso) semplice ma informativa: una frequenza relativa di 19% ricoveri per tentativi di suicidio è drammatica. Quasi quanto i 1 500 africani morti durante la traversata. Un quadro più ampio e altrettanto inquietante e meritevole di approfondimento, è emerso nel maggio scorso dal convegno di Palermo della Società italiana di medicina delle migrazioni. Molto interessante la «bioteca» di Sarroch descritta da Bruna De Marchi, un’assoluta novità nel nostro Paese. Il biomonitoraggio e altra epidemiologia su materiale biologico sono la premessa alla sanità pubblica ante hoc. Sono ricerche molto delicate sul piano etico: sarà importante capire come «l’accumulo delle storie di vita» degli abitanti di Sarroch verrà coniugato con garanzie del rispetto della confidenzialità dei dati individuali. SilvanaMossano, giornalista, torna sul ruolo dell’epidemiologia in tribunale. Il processo per disastro ambientale da amianto in corso a Torino ha aperto nuovi risvolti e prospettive: anche su questo, i tempi sono maturi per una trattazione più organica sulle pagine della rivista. Sei anni dopo l’implementazione della “legge Sirchia” sul fumo nei locali pubblici, è interessante la valutazione che viene fatta nel supplemento che accompagna questo numero.

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