lettera
Epidemiol Prev 2012; 36 (2): 72-73

Progetto Moniter: incertezza, trasparenza e necessità di discutere a fondo i risultati

Moniter Project: uncertainty, transparency and need of in-depth discussion of the results


Pensavo che l’intervento di Benedetto Terracini sulla giornata di presentazione dei risultati del progetto Moniter venisse accompagnato da diversi commenti, visti i recenti rumors sul web e sulla stampa, per lo più locale (Epidemiol Prev 2012; 36(1):3).

Non sono in grado di giudicare l’aspetto comunicativo della faccenda. L’unico commento chemi sento di fare in proposito è che mi sembra ci sia bisogno di lavorare molto sugli aspetti comunicativi e sulla necessaria e fondamentale integrazione fra tecnici e comunicatori del rischio. Vorrei inoltre sottolineare qualche aspetto che i 10 minuti finali della riunione del 3 dicembre scorso hanno messo in secondo piano, ma che dal mio punto di vista, personale e sicuramente influenzato dalla attiva partecipazione al progetto, sono assolutamente rilevanti.
Se ci si pone in un’ottica di accoglienza dei messaggi che il progetto Moniter ha dato, se ne possono cogliere di significativi.

In primo luogo ritengo di dover essere grato a una Regione che ha finanziato un progetto di assoluto rilievo, che ha permesso a molti operatori, me compreso, una crescita professionale notevole nel corso di questi pochi anni. Questo aspetto è già stato sottolineato in altri interventi (anche di attori esterni alla Regione ma coinvolti nelle attività), ma mi preme ricordarlo, e specificare che non rimane un caso isolato, in quanto un nuovo importante progetto di integrazione ambiente e salute, citato anche da Terracini, è partito in questa Regione, e c’è da sperare che queste attività portino a un consolidamento di questo modello di lavoro integrato fra settori di ricerca e attività diversi, ma fondamentali nello studio delle relazioni fra ambiente e salute. È questo il secondo messaggio che dà il progetto Moniter, l’offerta di un framework di lavoro che funziona. Terracini dice bene quando commenta il Moniter come «raro esempio di virtuoso comportamento meta scientifico»: la struttura del progetto, il lavoro di reciproca comprensione e di avvicinamento nelle diverse ottiche di produzione e uso di dati ambientali e sanitari, non è stata un’attività a costo zero, ma ha dato un sicuro valore aggiunto ai risultati del progetto.

E veniamo appunto ai risultati: un certo atteggiamento di continuo screditamento dei metodi utilizzati nelle misure ambientali, della valutazione dell’esposizione e di outcome per le indagini epidemiologiche inMoniter (che come secondo fine ha l’insinuazione del dubbio di non terzietà degli attori coinvolti), fa perdere, o per lo meno smorza, alcuni segnali importanti che ha dato il progetto. Terracini li ha ricordati, io sottolineo quello che mi sembra più forte, anche perché francamente meno atteso: i segnali più chiari, da un punto di vista dei risultati, arrivano per eventi relativi a esposizioni recenti. Il risultato ottenuto sui parti pretermine (e sugli aborti spontanei) per la popolazione dei nati dal 2003 al 2006 è un risultato che, dal punto di vista della sanità pubblica, non ha sicuramente il peso e la gravità di un esito tumorale. Va però sottolineata la robustezza di questo risultato, che ha retto a tutte le possibili analisi di sensibilità (e sul quale si sta lavorando per verificare un'eventuale conferma per la popolazione del periodo 2007-2010), e che è, ripeto, legato a esposizioni recenti.

La discussione scientifica su questo risultato è affascinante e penso andrà avanti per tanto tempo: come è possibile che livelli di esposizione così bassi, inferiori anche di 3 ordini di grandezza rispetto a quelli di altri fattori di pressione esistenti nell’area, a livelli difficilmente rilevabili dagli strumenti di misura, possano portare effetti sulla salute riproduttiva? È così diversa la composizione di questi inquinanti, oppure il miglioramento nella qualità dei dati disponibili e delle metodologie di valutazione dell’esposizione permettono di osservare effetti precedentemente poco rilevati? Domande sicuramente aperte, la cui risposta non è esauribile con lo studio Moniter, ma che cominciano a essere sollevate anche da altri studi su siti industriali o a forte pressione ambientale (alcune presentazioni fatte al convegno AIE di Torino ne sono un esempio).

Un'importante eredità lasciata da Moniter che non va tralasciata, oltre alle continue disquisizioni su limiti metodologici, che sarà sempre possibile trovare in qualsiasi studio ben condotto.

Andrea Ranzi
DT-CTR Ambiente e salute,
ARPA Emilia-Romagna

 


 

 

I risultati a breve termine di Moniter mi affascinano. E debbo ringraziare il progetto e la Regione che lo ha finanziato per aver condotto in modo così aperto e coraggioso la strada (perigliosa) della public understanding of science. Da semiprofano mi chiedo: come è stato possibile cogliere un segnale come quello dei nati pretermine isolando la fonte inceneritore dal resto delle pressioni ambientali? Tale risultato è compatibile con un errore, come lo è stato la misurazione della velocità dei neutrini nell'esperimento OPERA? Chi riuscirà a comunicare e quantificare, insieme ai crudi risultati epidemiologici, la loro incertezza e fallibilità avrà vinto una sfida importante.

Non dobbiamo consentire che la comunicazione pubblica su questi temi venga piegata politicamente verso la rassicurazione o ancora peggio verso l'allarmismo. Per questo l'unico antidoto è la massima trasparenza. Nelle scorse settimane si è sviluppato un dibattito (soprattutto negli Stati Uniti) se rendere pubblici o no i dettagli di alcune ricerche che hanno modificato il genoma del virus influenzale pandemico H5N1 rendendolo ancora più letale e (pare) più trasmissibile. Gli scienziati hanno convenuto per una moratoria, dopo la quale i dati verranno resi pubblici.

L'ossessione statunitense per la minaccia bioterroristica ha di fatto imposto un censura a riviste come Science. Ma nel mondo della comunicazione globale la censura non serve. L'informazione non si può arrestare né addolcire, pena il contraccolpo di una comunicazione che enfatizza ciò che si voleva sopire (e troncare).

Diamo massima trasparenza ed esposizione ai risultati e alle loro relative incertezze e fallibilità, costruiamo una cittadinanza scientifica diffusa. E discutiamo senza fanatismi di come uscire (letteralmente e metaforicamente) dalla civiltà dei rifiuti.

Luca Carra
Giornalista scientifico

 


 

 

La fascinazione dei risultati di Moniter che riferisce Carra è forse un po' inusuale, con riferimento a uno studio di epidemiologia ambientale,ma il Progetto ha offerto effettivamente spuntimolto interessanti, come già ha riportato Ranzi nel suo commento. I problemi di fondo di questo studio, come di altri analoghi, sono ancora una volta l’incertezza dei risultati, la trasparenza comunicativa, l’utilizzo che altri – i decisori- intendono farne.

I risultati sui nati pretermine, sufficientemente robusti da resistere alle diverse analisi di sensibilità a cui sono stati sottoposti, coerenti con l’unico altro studio pubblicato sul tema, coerenti nei due sottogruppi a gravità crescente di esito, hanno tuttavia dei limiti chiaramente identificati nel Rapporto tecnico pubblicato sul sito: tra questi il maggiore è, secondo me, la diversa qualità dei dati di esposizione ambientale tra inceneritore e tutte le altre fonti. Infatti, benché ilmodello di dispersione al suolo utilizzato per valutare le esposizioni sia lo stesso in entrambi i casi (ADMS Urban), per l’inceneritore sono stati usati i valori delle emissioni misurati in continuo, mentre per le altre fonti sono stati usati i dati documentali. Non si può quindi escludere che una eventualemigliore valutazione dell’esposizione ad altre fonti potrebbe almeno in parte modificare i risultati ottenuti. Tuttavia la replica dello studio sul periodo recente 2007-2010, da poco conclusa e di cui sarà in breve disponibile il rapporto tecnico sul sito, ha confermato i risultati già riportati. Questa coerenza è un elemento a favore di una relazione causale tra esposizione ed esito.

In Moniter la trasparenza nella comunicazione di tutto il Progetto è stata buona, perfettibile certamente, ma onesta: i dati sono stati prodotti con la massima autonomia, l’unico esame a cui sono stati sottoposti è stato quello sulla loro qualità e affidabilità, da parte di un Comitato scientifico autorevole e totalmente autonomo dal potere amministrativo e politico. Non è stato celato alcun dato, i Rapporti tecnici relazionano con chiarezza sui metodi, i risultati, i loro limiti. Eppure nel seminario conclusivo c’è stato l’incidente comunicativo di cui riferisce Terracini e, a partire da quello, la sensazione sorta in una parte dell’opinione pubblica che, sotto il piccolo infortunio di tecnica comunicativa, si palesasse la reale volontà degli amministratori di minimizzare qualunque esito non assolutamente negativo osservato da Moniter, al fine di evitare alcuna interferenza tra i dati rilevati e le decisioni assunte o da assumere. Ritengo che questa interpretazione dell'incidente sia infondata, perché tutta la conduzione di Moniter è avvenuta nel segno della trasparenza. Però: ora tocca agli amministratori essere trasparenti nell’esplicitare se, e in che modo, i risultati di Moniter saranno tenuti in conto per modificare, o confermare, le scelte già assunte.

È noto che il livello di evidenza richiesto per modificare politiche già in atto è proporzionale all'importanza delle politiche stesse, per l'organizzazione e l'economia di una società. Potrebbe quindi essere comprensibile, benché poco condivisibile, se gli amministratori reputassero che un probabile aumento di nascite pretermine e, in minor misura, di aborti spontanei non rappresenti argomento sufficiente per modificare scelte impiantistiche già assunte, certamente di buona qualità, come testimoniano anche i risultati degli studi ambientali che Moniter stesso ha prodotto. Ma per assumere scelte di questo peso occorre che sia esplicitata con chiarezza la rilevanza di ogni argomento (ambiente, salute, organizzazione, economia...) che condiziona una decisione importante per l'organizzazione e la salute di una collettività, in modo da rendere chiaro a tutti, anche se non da tutti condiviso, il razionale della scelta. Moniter ha rappresentato un’esperienza importante per tutte le ragioni elencate da Terracini e approfondite da Ranzi: chiudere frettolosamente i lavori, senza ragionare a fondo sui risultati e sulle valutazioni che è possibile farne è un peccato di omissione e un'occasione perduta per un confronto alto tra politica e scienza.

Silvia Candela
Responsabile Linea progettuale epidemiologica Moniter

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