lettera
Epidemiol Prev 2017; 41 (2): 73-73
DOI: https://doi.org/10.19191/EP17.2.P73.018

Il ruolo dei precari nella ricerca sanitaria italiana: dati bibliometrici di un IRCCS pubblico

Non-tenured public health researchers in Italy: bibliometric data from a public institute of treatment and research (IRCCS)


Da qualche mese sui quotidiani italiani si parla dei precari della pubblica amministrazione quasi mai definendo le tipologie contrattuali che entrano nel calderone “precari”. In questo contesto sono ciclicamente citati anche i precari della ricerca, facendo riferimento a istituzioni come l’Istituto superiore di sanità o l’Istat, che il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (MIUR) indica come «enti di ricerca». In Italia, però, esistono anche 21 Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) di natura pubblica che rispondono al Ministero della salute per la loro attività di ricerca sanitaria. Negli ultimi anni gli IRCCS hanno privilegiato diverse forme contrattuali precarie (spesso con orizzonte temporale inferiore all’anno), tra cui le collaborazioni coordinate continuative (co.co.co.), le collaborazioni professionali a partiva IVA (coll. prof.), le borse di studio e, in rare occasioni, i tempi determinati.

La Fondazione IRCCS “Istituto nazionale dei tumori” (INT) è uno degli IRCCS con il maggior numero di precari in Italia, passato dalle 490 persone che lavorarono almeno un giorno nel corso del 2005 alle 632 persone del 2016. Tale personale è assunto sia nell’area assistenza (dove può ricoprire ruoli prettamente assistenziali o svolgere ricerca clinica) sia nell’area ricerca (di base, epidemiologica, di sanità pubblica). Nei dipartimenti di ricerca la percentuale dei precari sul totale degli assunti è passata dal 55% del 2005 al 63% del 2016, comprendendo anche tutte le fi gure di supporto alla ricerca (tecnici, amministrativi, informatici eccetera).

La direzione scientifica dell’INT gestisce il database di tutte le pubblicazioni scientifiche con affiliazione istituzionale che, appaiato con il database del personale, permette l’individuazione del contratto di ogni autore INT nell’anno di pubblicazione dell’articolo. Inoltre, ha definito un algoritmo di distribuzione dell’impact factor (IF) di ogni articolo tra tutti gli autori INT premiando con una percentuale maggiore di IF attribuito gli autori che sono primi, ultimi o corresponding.

Tabella 1

Dalla tabella qui riportata, che mostra i dati di tutte le pubblicazioni con affiliazione INT dal 2005 al 2016, risulta che nel 55% degli articoli fi gura almeno un ricercatore precario, ma la percentuale dell’IF attribuito a questi ricercatori è solo del 30%-34%, il che rivela come spesso i precari non occupino posizioni importanti nell’elenco degli autori.

La tendenza, però, sta cambiando, almeno nei dipartimenti di ricerca dove la quota di IF attribuito ai precari nel periodo 2011-2016 ha quasi raggiunto il 50%. La tabella mostra anche che il 50% dell’IF attribuito ad autori precari che avevano pubblicato nel 2005-2010 è potenzialmente perso a fi ne 2016, in quanto non lavorano più in INT, mentre solo il 14% era di precari che sono stati poi stabilizzati. Estrema, da questo punto di vista, è la situazione dei dipartimenti di ricerca, dove dal 2005 solo il 2% dell’IF prodotto dai precari ha poi portato ad avere un contratto di ruolo. E dove, malgrado l’incremento dell’IF attribuito, nell’ultimo quinquennio non si è registrata alcuna stabilizzazione.

Nessuna indagine è stata svolta per valutare se i ricercatori dimessi dall’INT abbiano continuato a fare i ricercatori (all’estero, in IRCCS privati o altrove), ma sicuramente questi dati mostrano come l’INT debba continuamente affrontare la sostituzione del personale, obbligando spesso i ricercatori di ruolo a formare nuovo personale, con conseguente rallentamento delle ricerche in corso. Nel contempo è altresì evidente che la maggior parte dei ricercatori che rimangono in INT lavorano in un perenne stato di precariato che potrebbe non corrispondere al migliore ambiente sociale e psicologico nel quale fare sbocciare nuove ipotesi di ricerca.

Ringraziamenti: l’autore ringrazia Rossella Ballarini, Simone Bonfarnuzzo, Ilaria Cavallo, Antonio Florita, Francesco Funaro per il lavoro svolto nella gestione dei database utilizzati per la presente lettera.

Paolo Baili
SC epidemiologia analitica e impatto sanitario,
Direzione scientifica, Fondazione IRCCS
“Istituto nazionale dei tumori”
Corrispondenza: lifetable@istitutotumori.mi.it

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