intervento
Epidemiol Prev 2012; 36 (6): 332-336

Epidemiologia ambientale e comunicazione nella crisi di Taranto

Environmental epidemiology and communication in the Taranto crisis

  • Fabrizio Bianchi1

  1. Unità di epidemiologia ambientale e registri di patologia, Istituto di fisiologia clinica, Consiglio nazionale delle ricerche, Pisa
Fabrizio Bianchi -

Riassunto:

Nelle decisioni in materia di sanità pubblica, l’attenzione degli amministratori è spesso rivolta al modo in cui i risultati scientifici vengono rappresentati e al possibile impatto della loro rappresentazione, più che ai contenuti dell’evidenza scientifica. Oltre a descrivere i fenomeni e identificare le cause, l’epidemiologia è pienamente investita dalla riflessione sul come incidere su fenomeni e cause, e sulle responsabilità delle scelte (e delle omissioni). Nell’area ‘ambiente e salute,’ la relazione tra epidemiologia ed etica e l’interfaccia tra scienza e politica hanno uno spazio crescente, come testimoniato dalle linee guida etiche sviluppate da società scientifiche internazionali, sulle quali gli epidemiologi italiani dovrebbero confrontarsi. Tra gli elementi critici dell’epidemiologia, e delle altre discipline osservazionali, l’analisi dei limiti e delle potenzialità del metodo scientifico è cruciale sia per migliorare la comprensione della realtà, sia per improntarne il cambiamento. Quanto accade a Taranto permette di aggiornare l’analisi e la riflessione sulle posizioni che tipicamente si dispiegano in situazioni di crisi. Le evidenze epidemiologiche accumulate in un decennio, i disegni di studio adottati e i risultati conseguiti dovrebbero suscitare una discussione avanzata e aperta sul piano scientifico, che avrebbe un’influenza positiva anche sugli attesi contrasti sul piano peritale e controperitale. La perizia epidemiologica di elevata qualità, firmata da ricercatori di considerevole statura scientifica sul piano internazionale, ha permesso ai magistrati di darne un’interpretazione sulla quale vale la pena soffermarsi. Tra gli elementi rilevanti vi sono i pregi della dimensione di popolazione degli studi, dei disegni di studio, della stabilità delle stime degli indicatori epidemiologici, della restrittività delle assunzioni e dei dispositivi usati a favore dell’ipotesi nulla. Inoltre, si sottolinea che nessuna ipotesi alternativa credibile sia stata formulata per spiegare gli eccessi rilevati ascritti all’inquinamento. E’ sperabile che il complesso di quanto finora fatto a Taranto abbia la forza di spostare il fulcro nella direzione di quello che c’è da fare (disinquinamento, opere di messa in sicurezza, bonifiche). Si rivolge l’attenzione al tema dell’incertezza, più volte e in forme diverse richiamato da chi, animato da ragioni diverse, ha interesse nell’indebolire le evidenze scientifiche maturate. Infine viene discusso il tema del rendere pubblico e del comunicare e il ruolo e la responsabilità del ricercatore che opera per le istituzioni pubbliche. Il rendere pubblico ha molto a che fare con il dovere di dare conto, non disgiungibile dalla gravità della situazione e dalla necessità di partecipazione pubblica alle scelte. Il ruolo della comunicazione partecipata è oggi largamente sottovalutato e sotto agito. Anche a Taranto, nonostante la ricchezza della società civile e la disponibilità delle istituzioni, il tema della strategia di comunicazione pubblica è stato trascurato, risultando in un aumento dell’entropia sociale, accentuando allarme e non contribuendo a migliorare la relazione di fiducia tra cittadinanza e amministrazioni pubbliche.

Parole chiave: epidemiologia ambientale, discipline osservazionali, etica, partecipazione, comunicazione pubblica, Taranto.


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