attualita
Epidemiol Prev 2012; 36 (2): 78-78

Lo zucchero come l’alcol?

Sugar like alcohol?

  • Cinzia Tromba1

  1. Inferenze

Il 12 maggio scorso il ministro della salute Renato Balduzzi, dichiarando che è allo studio «un prelievo di scopo di 3 centesimi sulle bottigliette da 33 cl di bevande zuccherate e gassate che porterebbe 250 milioni di euro l'anno», spiegava che queste risorse aggiuntive sarebbero «finalizzate a iniziative di rafforzamento di campagne di prevenzione e di promozione di corretti stili di vita».

Incredibile tempismo: solo tre mesi prima, il 2 febbraio 2012, Nature aveva pubblicato un intervento, «The toxic truth about sugar», in cui gli autori (Robert Lustig, Laura Schmidt e Claire Brindis dell'Università di San Francisco) proponevano di istituire, insieme a una serie di altremisure, anche una tassa sui cibi contenenti zuccheri aggiunti. Motivo: scoraggiare l'eccessivo consumo di zucchero che secondo i tre scienziati è da considerarsi “tossico” alla stregua di alcol e tabacco e come tale andrebbe contrastato (certo, non con le maggiorazioni irrisorie previste da Balduzzi; la letteratura, infatti, mostra che per ridurre il consumo i prezzi dovrebbero come minimo raddoppiare...).

Nel settembre 2011 l'OMS annuncia che per la prima volta a livello planetario le morti causate da malattie croniche non trasmissibili (35 milioni l'anno) hanno superato quelle provocate dalle malattie infettive. Sotto accusa il solito trio: fumo, alcol e dieta. Ma se i primi due sono oggetto ormai da anni di una serie di misure di tutela della salute pubblica, il terzo risulta ancor oggi libero di far danni, anche perché regolamentare il cibo è molto più complicato che non porre limiti al consumo di sostanze voluttuarie come alcol e tabacco. Ma va fatto. Piuttosto, il punto è: quale aspetto della dieta va messo sotto controllo? E qui i tre studiosi d'oltreoceano invece di intestardirsi contro grassi e sale si concentrano sugli "zuccheri aggiunti", ossia tutti quei dolcificanti contenenti fruttosio che vengono aggiunti ai cibi durante la loro lavorazione.

«Negli ultimi 50 anni il consumo di zucchero nel mondo è triplicato» sottolinea Robert Lustig, che lavora al Centro per l'obesità presso il Dipartimento di pediatria dell'UCSF. «E la maggior parte di questo incremento è dovuto all'aggiunta ai cibi di dolcificanti contenenti fruttosio, come l'HFCS (high-fructose corn syrup) oggi ampiamente utilizzato, e messo sotto accusa, negli Stati Uniti».

Il fatto è che diversi studi hanno dimostrato che il fruttosio, se ingerito in grandi quantità, può innescare una serie di processi dannosi per la salute. In particolare, induce condizioni associate alla sindrome metabolica tra cui: ipertensione, aumento di trigliceridi e della resistenza all'insulina, diabete. Il fruttosio produce anche effetti a carico del fegato che si sovrappongono a quelli causati dall'alcol, mentre alcuni studi preliminari ne mettono in relazione l'eccessivo consumo con il cancro e il declino cognitivo negli esseri umani. E, infine, indurrebbe una sorta di dipendenza grazie all'interazione con il metabolismo di ormoni e messaggeri implicati nella regolazione dei centri dell'appetito e del senso di benessere.

«Quindi», concludono Lustig, Schmidt e Brindis «se le autorità internazionali hanno a cuore la salute pubblica, devono prendere in considerazione interventi che limitino l'uso di fruttosio». Ma quali? Ecco le proposte dei tre statunitensi, mutuate da quanto già fatto per alcol e tabacco:

  • tassazione di ogni prodotto contente zuccheri aggiunti (bibite gassate, succhi di frutta, cereali);
  • limitazione della disponibilità mediante l'introduzione di un sistema di licenze per la vendita;
  • eliminazione dei distributori nelle scuole;
  • introduzione di un limite di età per l'acquisto.

Certo, questi suggerimenti vengono da un Paese dove si consumano in media 216 litri di bibite l'anno pro capite (il 58%delle quali dolcificate) e dove gli zuccheri (esclusi quelli contenuti nella frutta e nel vino) forniscono più d 600 calorie al giorno per persona. Molto di più di quanto avviene, oggi, in Italia. Ma segnalano un problema che potrebbe esplodere anche qui.

NOTE

LA DIETA OCCIDENTALE ricca di cibi a basso costo e sempremeno "naturali" responsabili dell'incremento dell'obesità e dellemalattie associate, si è ormai imposta anche nei Paesi più poveri. Tant'è vero che oggi ci sono più persone obese che malnutrite e che l'80% delle morti da malattie non infettive si registra proprio nei Paesi meno sviluppati.

L’HFCS è ottenuto sottoponendo lo sciroppo di mais a un trattamento enzimatico al fine di ottenere una miscela composta in parti uguali da glucosio e fruttosio, la stessa composizione del saccarosio naturale, lo zucchero da cucina.

GLI EFFETTI DELLA ESPOSIZIONE CRONICA AL FRUTTOSIO si sovrappongono a molti di quelli causati dall'alcol: 

  • Ipertensione (incremento di acido urico)
  • Infarto miocardico (dislipidemia, resistenza all'insulina)
  • Dislipidemia (sintesi di grassi nel fegato)
  • Pancreatite (aumento dei trigliceridi)
  • Obesità (resistenza all'insulina)
  • Malnutrizione (obesità)
  • Disfunzione epatica (epatite non da alcol)
  • Abitudine, se non dipendenza.

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